Cronaca

Mario Furlan e i City Angels: "Noi con le ronde non c'entriamo niente"

Fondati nel 1994 a Milano, i City Angels sono cittadini volontari che pattugliano le strade. Segni particolari: il 30% di loro sono immigrati e il 40% donne. Mario Furlan, il loro fondatore ci tiene a precisare: "Siamo una cosa completamente diversa dalle ronde"

Durante l’estate le ronde e la pericolosità delle strade sono stati due dei temi più caldi. Per capirne di più su cosa succede nella nostra città e per imparare ad apprezzare il lavoro di coloro che si occupano volontariamente di sicurezza, abbiamo intervistato Mario Furlan, fondatore ed attuale presidente dei City Angels.

Come è iniziata la vostra attività e quando?


Io ho fondato l’associazione 15 anni fa, nel 1994, nella zona che rappresenta un po’ il degrado di Milano, ovvero la Stazione Centrale. Adesso siamo presenti in 18 città italiane.

Che cosa l’ha spinta ad imbarcarsi in questa avventura?


Ho sentito la vocazione. Io lavoravo come giornalista alla Mondadori e ad un certo punto mi sono detto: non voglio solo raccontare le cose che succedono, voglio anche nel mio piccolo cambiare le cose. Mi sono quindi licenziato per fondare un’associazione diversa da tutte le altre.

Volevo un’associazione di volontari di strada d’emergenza, che unisse la solidarietà alla sicurezza. Così sono nati i City Angels.

La vostra organizzazione opera sostanzialmente su base volontaria. Che tipo di impegno e obiettivi richiedete a chi vuole diventare un City Angel? Che requisiti bisogna avere per poterlo diventare?

Bisogna avere 18 anni compiuti per diventare un City Angel, ma un’età massima per la partecipazione non c’è. L’età media dei nostri volontari al momento è tra i 20 e i 45 anni, circa il 40% sono donne e il 30% immigrati. Quest’ultimo dato ci inorgoglisce parecchio, siamo molto contenti di avere una percentuale così alta di cittadini che vengono da diversi paesi del mondo.

Per partecipare serve sostanzialmente voglia di fare volontariato in prima linea, sulla strada. Noi andiamo nei punti più a rischio della città per aiutare i cittadini emarginati e in pericolo.

Ognuno dei vostri volontari quindi ha un altro lavoro per mantenersi?


Si, tranne alcuni nostri collaboratori a Milano. Vengono identificati come “operatori” e sono in maggioranza immigrati e loro si vengono retribuiti.

Sono persone che vengono da esperienze molto diverse e che hanno difficoltà a trovare un impiego e si sono rivolte a noi. Gli abbiamo formati e per un certo periodo e ora lavorano con noi, percependo un stipendio.

La vostra organizzazione ha un suo “codice etico”, come mai questa esigenza?


Perché credo che sia opportuno chiarire a tutti, sia a chi lavora con noi che a chi usufruisce dei nostri servizi, quali sono le nostra idee e che cosa ci spinge ad agire. Per il tipo di attività che svolgiamo è necessario che le regole siano chiare e seguite da tutti.

Noi siamo molto selettivi nella scelta dei volontari: su 10 persone che si avvicinano ai City Angels, solo due poi alla fine riescono a diventarne collaboratori. Se ci rendiamo conto che qualcuno ha tendenze xenofobe, vuole fare Rambo, non si impegna o è demotivato chiaramente non c’è spazio per lui/lei.

C’è una sorta quindi di percorso preparatorio di avvicinamento al volontariato per voi…


Innanzitutto la prima cosa da fare è contattarci via telefono o tramite e-mail e, in questi due casi, qualche volta è già possibile capire se la persona che vuole diventare volontario sia adatto o meno al ruolo.

Poi c’è un colloquio psico-attitudinale che i candidati devono sostenere e anche in questo caso, la scrematura è significativa. Infine il volontario è tenuto a presentare una documentazione che comprende, tra le altre cose, un certificato di sana e robusta costituzione e la domanda di ammissione dovutamente compilata.

A questo punto si viene inseriti in un corso di formazione che dura tre mesi e che impegna l’aspirante volontario due volte la settimana, al termine del quale si sostiene un esame davanti ad una commissione. Chi supera l’esame diventa a tutti gli effetti un City Angel.

Nel concreto in una situazione tipo di pericolo, come vi comportate?


Se per esempio dovessimo notare una situazione in cui si spacciano stupefacenti, la prima cosa che facciamo è andare a disturbare gli spacciatori e i loro clienti appostandoci vicino a loro.

Se dovessimo notare un reato come uno scippo o un furto, noi interveniamo e come cittadini arrestiamo il rapinatore o il borseggiatore il flagranza di reato.

C’è un articolo del codice penale (nda: art. 383 del codice di procedura penale) che dice che qualunque cittadino può arrestare in flagranza di reato. Certo poi noi collaboriamo con le forze dell’ordine: quando fermiamo qualcuno, contattiamo immediatamente la polizia e i carabinieri che lo portano via.

Negli ultimi mesi le cosiddette “ronde” sono state al centro di diverse polemiche, come vi sentite nei confronti di certe accuse di razzismo? 

Noi con le ronde non c’entriamo niente. Innanzitutto le ronde sono composte da osservatori e noi invece agiamo sul territorio e poi noi abbiamo un’attività sociale molto intensa, parallela a quella della sicurezza, che le ronde non fanno.

Per esempio aiutiamo i senza tetto, distribuiamo abbigliamento usato e abbiamo anche delle case famiglia. Siamo un mondo completamente opposto alle ronde.

Come vengono finanziate tutte queste attività?


Abbiamo dei contributi da parte delle istituzioni pubbliche come il Comune e la Provincia e poi delle donazioni private da parte di organizzazioni come Rotary e i Lions, ma anche singoli privati cittadini, che credono nel nostro lavoro.

Il Comune di Milano ha sospeso per qualche tempo durante l’estate prima l’attività dei Blue Berets e poi la vostra. Recentemente siete stati però reintegrati. Che cosa è successo esattamente? Come mai la sospensione e poi il reintegro?

Innanzitutto mi preme sottolineare che con il Comune di Milano abbiamo sempre avuto un buon rapporto. Il problema non è stato creato dalla pubblica amministrazione locale, ma dal pacchetto sicurezza e in particolare dalle norme sull’introduzione delle ronde.

Non si capiva se noi rientravamo o meno in questo tipo di categoria. Il Comune ha preferito sospendere temporaneamente il tutto e poi successivamente di reintegrarci.

Siete molto riconoscibili per le strade di Milano: berretto blu, maglietta rossa e pantaloni cargo. Come mai una divisa?


La scelta di una divisa è per due motivi fondamentali: essere riconoscibili per strada da chi può avere bisogno di aiuto e soprattutto è un deterrente visivo per i malintenzionati.

Che tipo di riscontro avete avuto dai cittadini milanesi per il vostro lavoro?


Molto positivo. I cittadini ci fermano per strada, ci riconoscono, alcuni ci salutano con il clacson. Sanno che siamo qui per tutti: siamo cittadini disponibili che dedicano tempo e attenzioni ad altri cittadini come noi.
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