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Venerdì, 3 Febbraio 2023
Cronaca Forlanini / Via Corelli

Coulibay, il portiere morto a Milano da "fantasma"

La tragica storia di Issaka Coulibay, il ragazzo morto a fine novembre in un edificio di via Corelli. Il ricordo della squadra milanese: "Eri un portiere fortissimo"

Se n'è andato in un anonimo capannone alla periferia di Milano. Poliziotti e medici lo avevano trovato lì, ormai morto, in quell'edificio abbandonato che di sera si trasforma in una sorta di dormitorio abusivo di chi non ha nulla. Di chi non ha documenti, non ha una casa, non ha un lavoro. Issaka Coulibaly, nato 27 anni fa in Togo e fuggito in Italia alla ricerca di una vita diversa, era tra loro. Era tra quelli che non hanno nulla. Per un beffardo scherzo del destino la sua vita si è interrotta proprio dove lui avrebbe voluto costruirne una nuova, migliore. 

Il 27enne è morto lo scorso 25 novembre in un palazzo vuoto e fatiscente alla fine di via Corelli, all'angolo con via Rivoltana. Gli agenti delle volanti e i soccorritori non avevano potuto far altro che constatare il suo decesso, avvenuto per cause naturali, probabilmente legate anche al freddo. Nella sua tasca c'era un documento, sopra il nome di Issaka Coulibaly. 

Un "fantasma" a Milano, dove era irregolare. Eppure la sua esistenza sotto la Madonnina aveva incrociato l'esistenza di altri, soprattutto dei ragazzi del St. Ambroeus, la prima squadra di calcio composta da rifugiati e richiedenti asilo. Con loro il 27enne, che giocava come portiere, si era allenato in passato e sono proprio loro adesso a ricordarlo. "Abbiamo appreso con estremo dispiacere della morte di Issaka Coulibay, il portiere di una squadra di amici che qualche volta è venuto ad allenarsi con noi negli scorsi anni", si legge in un post pubblicato sulla pagina del club. 

"Issaka dopo anni di clandestinità è stato ritrovato senza vita in un capannone abbandonato in via Corelli, i giornali parlano di morte naturale a causa del freddo. Ci sono morti per cui si può solo provare enorme dispiacere, ci sono morti invece per cui non si può che provare molta rabbia", la riflessione dei ragazzi. "Morire di gelo in una città come Milano non può essere classificato semplicemente come morte naturale, se a Issaka fosse stato concesso di vivere regolarmente con dei documenti molto probabilmente non staremmo scrivendo questo post, e lui, con una vita regolare, magari starebbe pensando a come rincominciare il campionato dopo la pausa invernale", le loro parole. 

"Issaka è morto di clandestinità, perché quando non ti viene concesso di avere dei documenti sei costretto a vivere e a morire ai margini della società, senza un permesso di soggiorno, senza la possibilità di lavorare regolarmente, senza la possibilità di affittare una casa, guidare una macchina o accedere a quei servizi basilari che sono concessi a tutti", le recriminazioni del St. Ambroeus. "Eri un portiere fortissimo, ti vogliamo ricordare così, in mezzo ai pali del torneo estivo del Pini che porti la tua squadra in finale", si conclude il messaggio. Un messaggio al quale è accompagnata la foto di Issaka: capelli e pizzetto biondi, divisa da portiere e scarpette da calcio. E, al braccio, la fascia da capitano. 

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