Giovedì, 5 Agosto 2021
Cronaca

"Italia di m...": è a processo per vilipendio, il caso va alla Corte Costituzionale

Il caso di un tunisino che si lasciò andare ad epiteti oltraggiosi verso l'Italia durante un'identificazione a Corsico. Il suo avvocato: "E' una legittima opinione"

Repertorio

Dire che «l'Italia è un posto di merda» è un reato, anche se pochi lo sanno: vilipendio alla nazione, articolo 291 del codice penale: oggi si rischia al massimo una sanzione da cinquemila euro, ma fino al 2006 erano previsti fino a tre anni di carcere. Ne sa qualcosa un cittadino tunisino fermato a Corsico a dicembre 2015 che, durante le procedure di identificazione (risultò irregolare), si lasciò andare a varie frasi ingiuriose nei riguardi del nostro Paese, beccandosi la denuncia per vilipendio e anche il rinvio a giudizio.

Il suo avvocato, però, ha depositato una eccezione di legittimità costituzionale. In pratica, come riferisce Franco Vanni su Repubblica, il legale (Mauro Straini) ritiene che l'articolo 291 del codice penale, introdotto durante il regime fascista, sia in contrasto con l'articolo 21 della Costituzione (libertà di manifestazione del pensiero). Si potrebbe quindi pronunciare la Corte costituzionale, che nel 1981 non ammise un referendum dei Radicali che chiedeva l'abrogazione del reato di vilipendio. Nel frattempo, però, potrebbe essere cambiata la sensibilità sull'argomento.

Insomma, avere un'opinione negativa sull'Italia ed esprimerla, sia pure in modo colorito, per l'avvocato del tunisino è una libera manifestazione della propria opinione, che peraltro si sente dire innumerevoli volte anche - nota il legale - da chi ricopre ruoli pubblici. La decisione spetta ora al giudice penale, che a luglio stabilirà se respingere la richiesta di eccezione costituzionale (e quindi continuare con le udienze del processo per vilipendio) o invece accoglierla e aspettare, quindi, che si pronunci la Consulta.

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