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Omicidi col piccone: Kabobo condannato a 20 anni

Adam Kabobo, il ghanese che lo scorso 11 maggio uccise tre passanti a Milano a colpi di piccone, è stato riconosciuto semi infermo

Adam Kabobo, il ghanese che lo scorso 11 maggio uccise Ermanno Masini di 64 anni, Daniele Carella di 21 e Alessandro Carole di 40 anni? a Milano a colpi di piccone, è stato condannato a vent'anni di carcere.

Lo ha deciso il gup Manuela Scudieri che gli ha riconosciuto la semi-infermità mentale. La decisione dopo circa mezz'ora di camera si consiglio. Il gup ha anche riconosciuto i risarcimenti chiesti come provvisionale dai familiari delle vittime per somme che vanno dai 100mila euro in su.

I risarcimenti riconosciuti ai parenti delle vittime non potranno essere pagati da Kabobo, nullatenente. Per questo alcuni familiari delle vittime e i loro legali stanno pensando di intentare causa al Viminale, che contravvenendo alla normativa europea non ha ancora istituito un fondo per risarcire le vittime di reato violenti commessi da persone che non possono fare fronte ai danni (parlano i parenti).

"Al momento della lettura della sentenza, non ha avuto nessuna reazione particolare, si è soltanto informato per capire cosa avessero deciso i giudici". Lo ha detto l'avvocato Francesca Colasuonno che ha aggiunto: "Aspettiamo le motivazioni e poi faremo appello". Punteranno a far riconoscere l'infermità totale del loro assistito nel giudizio di secondo grado.

Il pm nel corso della sua requisitoria si era richiamato alla perizia psichiatrica disposta dal gip e depositata lo scorso ottobre che aveva accertato che Kabobo soffre di "schizofrenia paranoide", ma che la sua capacità di intendere al momento dei fatti non era "totalmente assente" e la sua capacità di volere era sufficientemente "conservata".

Secondo il pm i tre possibili moventi per la furia omicida dell' africano: il "rancore verso la società" espresso anche in quello che l'omicida ha definito nei colloqui con i medici come "odio verso i bianchi" dettato dalle "voci" che sentiva; una "finalità depredatoria" che si era manifestata nel rubare i cellulari alle vittime; l'esigenza di "attirare l'attenzione su di sé". 

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