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Cronaca Comasina / Via Comasina

Il meccanico in giro per Milano armato fino ai denti: in auto pistole, kalashnikov e bombe

In manette un 50enne. Nel '98 era rimasto coinvolto nell'omicidio di un carabiniere

Le armi nella sua vita sono state una costante. Più di venti anni fa, quando era una guardia giurata, le usava per lavoro. Qualche anno dopo, proprio per rubare delle armi era rimasto coinvolto nell'omicidio di un carabiniere che aveva avuto l'unica colpa di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Adesso è finito, è tornato, in carcere per lo stesso motivo: per le armi. 

Orazio Nasca, milanese di 50 anni, è stato arrestato martedì sera a Milano con le accuse di porto e detenzione illecita di armi da guerra e detenzione di armi clandestine dopo essere stato trovato in giro per la città con una vera e propria "santabarbara". Per lui, che adesso gestisce un'officina nel Varesotto, i guai sono iniziati verso le 23, quando una Volante ha incrociato la sua Lancia Ypsilon all'incrocio tra via Comasina e via Senigallia. 

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Attirati dalla targa prova sistemata sull'auto, regolarmente intestata al 50enne, gli agenti hanno deciso di fermare la macchina e controllare il veicolo. Dalla Lancia è saltato fuori un vero arsenale, con tutte le armi che erano avvolte nel cellophane per essere protette. I poliziotti hanno sequestrato cinque kalashnikov Ak47, sei bombe a mano, un fucile d'assalto, ottocento munizioni, cinque caricatori corti e dieci lunghi e tre pistole, una Php croata, una semiautomatica 7x62 e una P9 Makarov sovietica con silenziatore. Le armi sono state sequestrate e le indagini sono passate alla squadra mobile, guidata da Marco Calì. Il primo passo, fondamentale, sarà capire a cosa serviva quell'arsenale: un colpo già pianificato, una rapina, un assalto pronto? 

Qualche indizio potrebbe arrivare dal passato criminale di Nasca, ex guardia giurata di Garbagnate. Nel 1998 - questo il suo precedente più "pesante" - era stato arrestato per l'omicidio del maresciallo dei carabinieri di Caronno Pertusella, Giovanni Palermo, avvenuto il 3 luglio. Quella notte, lui e altri due complici erano entrati in un'azienda di Caronno per aspettare l'arrivo delle guardie giurate che avrebbero dovuto effettuare il classico controllo e rubare loro le armi. Ad anticipare i vigilantes, però, erano stati i carabinieri - allertati perché qualcuno aveva visto i tre scavalcare - e il maresciallo si era trovato faccia a faccia con i rapinatori, pagando con la vita. 

Dopo quell'arresto, e la condanna, negli ultimi anni Nasca ha messo insieme "soltanto" qualche precedente per reati finanziari. Almeno fino a martedì sera. 

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