Cronaca

Gli immigrati che non ti aspetti: la comunità inglese di Milano

Sono circa 35mila i parlanti di lingua inglese che vivono nella nostra città, perfettamente integrati nel tessuto socio-economico della città. Un fenomeno migratorio diverso dagli stereotipi, meno evidente ma molto presente. Con la collaborazione di EasyMilano abbiamo cercato di fotografarlo

In questi mesi si è parlato tanto di immigrazione soprattutto riferendosi ai flussi migratori provenienti dai paesi del Terzo Mondo. Milano, negli ultimi anni, è stata protagonista di un forte fenomeno migratorio diverso da quello a cui si è soliti pensare: quello dei parlanti lingua inglese. Un flusso di persone meno “evidente” ma molto presente, che contribuisce in maniera consistente al tessuto socio-economico cittadino.

Sono circa 35mila gli inglesi, canadesi, americani, neozelandesi che abitano a Milano. Sono una popolazione generalmente molto colta, che svolge lavori di rilievo e che mediamente “stanno qui per periodi che vanno da 1 a 4 anni sia per lavorare nelle multinazionali sia per fare un'esperienza di studio, spesso master avanzati” ci dice Amie Louie, fondatrice di EasyMilano. “Succede frequentemente comunque che un americano che arriva qui per lavoro si innamori della cultura o trovi moglie o marito e finisca per restare in Italia”, tiene a precisare Amie.

EasyMilano è una pubblicazione gratuita bisettimanale nata nel 2000 (a febbraio festeggerà il decennale), dedicata proprio a coloro che parlano inglese come loro prima lingua, ma anche a coloro che sono alla ricerca di madrelingua per lezioni, scambi culturali, baby sitting e altre offerte di lavoro. In redazione lavorano 6 persone e quelli che lo usano come oulet informativo sono più di 30mila. L’idea del giornale è venuta ad Amie e al suo partner Aaron Pugliesi, quando sono approdati in Italia (Amie è newyorchese ma ha vissuto 4 anni a Parigi prima di arrivare a Milano): “Ogni capitale europea ha delle pubblicazioni private dedicate alle varie comunità, ma Milano non ne aveva nessuna dedicata ai parlanti di lingua inglese, così io e il mio socio Aaron abbiamo messo in piedi EasyMilano”. 

Ed è proprio Amie a raccontarci che, nonostante non sia percepibile nettamente come una comunità a sè, “quella dei parlanti inglesi è una realtà molto unita e corposa: solo quest’anno infatti, EasyMilano ha organizzato sia una serata dedicata alle elezioni americane, sia le consuete celebrazioni per l’Indipendence Day del 4 di luglio, con grande successo”.

Il profilo dell’immigrato “inglese” è molto diverso dallo stereotipo italiano, quello associato ai fenomeni migratori.  E' quello di una persona con una elevata posizione lavorativa o una buona conoscenza culturale (nel caso si tratti di studente), viaggiatore e conoscitore di molti paesi, a volte in possesso anche di più di un passaporto. “Molte delle persone che lavorano qui” ci dice Amie “spesso ricoprono posizioni importanti all’interno di società come Coca Cola, Citibank e Fed-Ex. Sono persone che viaggiano molto, per ricoprire diversi incarichi, ma anche per tornare dalla famiglia”.

Per capire meglio questo tipo di “migrazione”, abbiamo chiesto l’opinione di Francine, una ragazza californiana di 24 anni che da 4 vive a Milano. Le abbiamo chiesto come si trova una yankee “in trasferta”, che cosa le piace e che cosa no di Milano e come si è inserita nel tessuto socio-economico della città.

Come mai hai deciso di venire a Milano?


Sono venuta a Milano per fare visita ad una mia cara amica. Sono stata invitata alla festa di laurea del suo fidanzato e ho finito per rimanere qui perché proprio quella sera ho conosciuto il mio futuro marito.

(Francine è ora spostata con Giorgio, milanese di 28 anni, che lavora come impiegato)

Che cosa fai a Milano? Di cosa ti occupi?


I primi tre anni ho lavorato come insegnante di inglese, sia privatamente che presso scuole accreditate di lingua. Vista la mia giovane età non ho avuto problemi di nessun genere a lavorare con i bambini.
Nel frattempo ho tradotto di tutto per arrotondare: libri, cartoni, ma anche siti internet.
Il lavoro più recente è stato per una prestigiosa università milanese, per cui organizzavo materiale e lezioni per alcuni programmi internazionali di master.
Devo dire che per chi parla inglese come sua prima lingua a Milano c’è una buona offerta di lavoro, anche ben pagata. Purtroppo niente di quello che ho fatto finora va verso il tipo di carriera che desidero, quindi di recente sono tornata a scuola, nella speranza di ottenere sempre in città un buon lavoro presso una multinazionale.

Com’è Milano nei confronti degli immigrati secondo te?

Ma secondo me dipende tutto “dal tipo” di immigrato che sei. Per quanto mi riguarda, da americana, non ho mai avuto problemi particolari. Purtroppo sono sicura che lo stesso non vale per tanti altri migranti proveniente da paesi meno affini all’Italia o più poveri.
Mi dispiace dire di aver assistito, in particolare sui mezzi pubblici, ad episodi poco carini nei confronti di immigrati più “riconoscibili”.

Ci sono molti americani che vivono e lavorano qui come te? Sono una comunità molto “chiusa” o sono perfettamente integrati nel tessuto socio-economico?

Ho incontrato diversi americani, ma non molti che si sono trasferiti permanentemente come me. Una cosa è certa gli americani non fanno certo del loro meglio per mescolarsi agli italiani, siamo facilmente riconoscibili: bottiglia di acqua in mano, abbigliamento sportivo, scarpe da tennis e tubolari bianchi!

Che cosa ti piace di Milano e cosa invece no?

Mi piace il carattere cosmopolita di Milano e soprattutto la facilità di poter trovare servizi e prodotti come quelli a cui sono abituata a casa, almeno per la maggior parte delle cose. Mi piacciono un sacco i mezzi di trasporto, anche se tutti se ne lamentano in continuazione.
Peraltro poi adesso mi sto interessando per il BikeMi, perché mi sembra veramente una buona idea.
Io vengo da un piccolo posto in California senza mezzi di trasporto pubblici quindi per me autobus e tram sono un progresso. Non c’è niente che odio di Milano, forse ho avuto qualche difficoltà ad abituarmi agli orari di lavoro.

Com’è il milanese tipico secondo te?


Secondo me il milanese tipico assomiglia molto ad un nonna o una nonna ultrasettantenne: si lamentano tutto il giorno. Sono contenti se si possono lamentare e spesso sono snob.

Per maggiori informazioni su EasyMilano www.easymilano.it
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