Cronaca

Ladro e tossicodipendente: riconosciuta la semi-infermità

Un milanese, scoperto in flagranza mentre rubava in una casa, si è visto ridurre la pena. E siccome nelle strutture preposte non c'è posto, sarà in libertà vigilata

Ridotta condanna perché tossicodipendente

Per il "massiccio" e "protratto consumo di sostanze stupefacenti" assunte fin dall'adolescenza, un imputato di tentato furto ritenuto persona "affetta" da dipendenza e da "intossicazione cronica", è stato riconosciuto dal Tribunale di Milano semi infermo di mente al momento del fatto, socialmente pericoloso.

E' uno dei rari casi in Italia in cui, in seguito a una perizia, a un tossicodipendente, pure evaso dagli arresti domiciliari per cercare di rubare, viene riconosciuto il vizio parziale di mente per l'assunzione protratta nel tempo di droga e gli viene ridotta la pena, oltre che per il rito abbreviato, anche per la concessione delle attenuanti generiche.

Il caso riguarda un 35enne milanese che lo scorso marzo era stato sorpreso in un abitazione sui Navigli mentre, con altre cinque persone, stava tentando un furto. I suoi complici riuscirono a fuggire mentre lui, evaso dalla detenzione domiciliare, venne arrestato in flagranza di reato. Quando venne bloccato, per altro, gli furono trovati addosso tre cacciaviti e un quantitativo di marijuana.

Durante il processo per direttissima, l'uomo, difeso dall'avvocato Giuseppe Maria De Lalla, aveva chiesto il giudizio abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica. Istanza inizialmente respinta e accolta solo dopo il deposito da parte del legale di una consulenza sullo stato di salute mentale dell'imputato. Il quale, ha scritto in sintesi l'esperto nominato dal giudice, ha rilevato "un limitato livello intellettivo", "alterazioni delle funzioni cognitive" e quel "deterioramento" della personalità che si riscontra in coloro che "per molto tempo hanno assunto stupefacenti i dosi massicce".

L'uomo ha consumato droga fin dall'adolescenza e - come si legge nella relazione del perito - è stato sottoposto più volte a trattamenti di disintossicazione nelle strutture pubbliche. Ora, ha stabilito il medico, è affetto da "dipendenza da sostanze" e "intossicazione cronica" e cioè una "patologia" che ha inciso sulla capacità di intendere e volere, riducendola ma non cancellandola, al momento del fatto per il quale è finito sotto processo.

Pertanto è stato ritenuto semi infermo mentalmente ed anche socialmente pericoloso. Così la pena, partita da due anni di carcere e 600 euro di multa, è arrivata a un anno e 4 mesi e 400 euro di multa per il rito abbreviato. Ma ad avere un peso sulla condanna che sarebbe stata molto più alta, sono state le attenuanti generiche concesse per via della "parziale incapacità di intendere e volere", che hanno annullato le aggravanti contestate e la recidiva.

Quanto alla misura di prevenzione dovuta alla pericolosità sociale, il giudice è stato costretto a disporre un anno di libertà vigilata e non in una comunità terapeutica perchè, come la spiegato il legale dell'uomo, nelle strutture preposte a seguire i tossicodipendenti "non è stato trovato posto".

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