Cronaca Via XXV Aprile

Ladro spara ai carabinieri che lo inseguono, poi cade e "si uccide": indagati due militari

Il ladro era morto, lo scorso venti agosto, a causa di un colpo partito dalla sua stessa pistola

Il film della sua morte è quasi completo in ogni frame. Il viaggio dal Bresciano a Peschiera Borromeo a bordo di un’Audi rubata, il parcheggio e il cambio auto - una seconda Audi rubata -, quindi la fuga a piedi, gli spari contro i carabinieri e poi l’ultimo colpo, quello fatale, alla mandibola e al cranio mentre i militari lo braccavano. Manca soltanto qualche dettaglio da chiarire: particolari, piccoli passaggi, che potranno ricostruire al meglio i due uomini dell’arma che erano riusciti ad arrivare più vicini alla vittima. 

Sono proprio due carabinieri, infatti, i primi inscritti nel registro degli indagati nell’inchiesta sulla morte di Tafaj Besnik, l’albanese di ventisette anni morto all’alba del 20 agosto a Peschiera Borromeo a causa di un colpo di pistola esploso dalla sua stessa arma. Si tratta, spiega il Corriere, di un atto dovuto, di garanzia per i due militari, per permettere agli inquirenti di compiere tutti gli accertamenti del caso. 

Ma di dubbi, ormai, ce ne sono pochi. Quella mattina, agenti della Polstrada di Brescia e carabinieri avevano seguito - con un’auto “in incognito” - il ladro di supercar fino a Peschiera. Lì, poi, si erano qualificati e avevano iniziato un inseguimento a piedi tra le strade della cittadina milanese. Dopo essere stato sfiorato - e forse colpito di striscio - dall’auto della polizia, l’albanese aveva estratto la pistola - una Beretta rubata ad un agente della locale di Milano durante un furto in casa - e aveva aperto il fuoco contro le forze dell’ordine. 

Carabinieri e poliziotti non avevano risposto al fuoco, ma il fuggitivo - che doveva scontare una condanna a otto anni per cumulo di pene - era inciampato e, cadendo, si era sparato da solo al cranio. L’uomo, nonostante i soccorsi, era morto praticamente sul colpo a causa delle ferite. 

A raccontare gli ultimi istanti della sua vita, fatta di furti e condanne in tribunale, ora saranno i carabinieri che più di tutti lo avevano quasi acciuffato. 

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