Cronaca

"Far cremare tuo marito è stata un'idea eccezionale"

Le intercettazioni dei due amanti: il medico e l'infermiera. L'avvocato di lei è pronta a chiedere i domiciliari: "Molto scossa dalla detenzione"

L'avvocato d'ufficio di Laura Taroni, l'infermiera "killer" dell'ospedale di Saronno, ha affermato che valuterà se presentare l'istanza per gli arresti domiciliari. Si chiama Monica Alberti il legale nominato d'ufficio: ha riferito a Sky Tg24 che la sua assistita è «molto scossa per la detenzione».

L'infermiera 39enne è reclusa nel carcere di Como e verrà interrogata nella giornata di venerdì 2 dicembre. Lo stesso giorno i magistrati sentiranno l'amante Leonardo Cazzaniga, sessantenne medico anestesista accusato di avere materialmente preparato il cocktail di farmaci letali che veniva somministrato, secondo l'accusa, a diversi pazienti, tra cui alcuni malati terminali, ma non solo. Con un cocktail i due avrebbero anche ordito la morte del marito di lei. Cazzaniga è attualmente nel carcere di Busto Arsizio.

Le indagini si sono sviluppate a lungo ma stanno continuando, per delineare esattamente quali siano i casi di morti provocate dalla coppia di amanti o soltanto dal medico. Di fatto la Taroni è accusata delle morti dei suoi familiari: il marito Massimo Guerra, spirato a 45 anni nel 2013 a causa, pare, di un sovradosaggio inutile di insulina, somministrato direttamente da lei, sulla base di referti medici falsificati da Cazzaniga, che attribuivano all'uomo il diabete e qualche problema cardiaco. E poi la madre, ma gli inquirenti vogliono vederci chiaro anche sul decesso del suocero della donna. 

Il medico che doveva constatare il decesso del marito, Georgiana Rad Stanca, riferì ai carabinieri che la donna le aveva detto che il marito era iperteso ma non aveva mostrato alcuna cartella cllinica o prescrizione. D'altra parte, il marito venne cremato dopo il funerale: «Idea eccezionale», ha poi commentato Cazzaniga parlando con l'amante, ma erano già intercettati.

Per Cazzaniga i sospetti sono più numerosi. Il medico è accusato sostanzialmente di avere somministrato cocktail letali a malati terminali, ma anche a persone che non erano affatto a rischio di morire. In un'altra intercettazione, Cazzaniga definisce «eutanasia» il suo comportamento. L'amante lo corregge, precisando che l'eutanasia è una scelta consapevole del paziente. «Allora è omicidio volontario», ribatte lui. 

Sul punto, comunque, la procura esclude il movente dell'eutanasia. I magistrati propendono piuttosto per la "sensazione di onnipotenza" che il dottore sentiva, corroborato da frasi riferite da alcuni lavoratori dell'ospedale, che lo avevano sentito mentre diceva, ad esempio, «io sono Dio», oppure «con questo paziente dispiego le mie ali dell'angelo della morte». 

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