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Leoncavallo: c'è l'accordo tra il Comune e i Cabassi

Alla famiglia Cabassi un'ex scuola in via Zama, al Comune l'ex stamperia di via Watteau dove ha sede il centro sociale

Si fa vicina la soluzione della "questione Leoncavallo". Lo storico centro sociale milanese, dal settembre 1994 in via Watteau a Greco e precedentemente in via Leoncavallo, tra poco potrebbe essere regolarizzato. Una soluzione "politica", nel senso che ci ha lavorato direttamente l'amministrazione di Giuliano Pisapia dopo che, in passato, timidi tentativi erano stati fatti anche da giunte di centrodestra (soprattutto dall'allora assessore Giovanni Terzi, ma anche da Vittorio Sgarbi quand'era assessore alla cultura), senza mai arrivare però a una conclusione positiva.

L'accordo è incentrato su una permuta di immobili. Alla famiglia Cabassi - proprietaria dell'ex stamperia di via Watteau - andrebbe un'ex scuola tra via Zama e via Salomone: in cambio i Cabassi cederebbero l'ex stamperia al comune, che di conseguenza potrebbe affittarlo con un bando a cui parteciperebbe l'associazione "Mamme del Leoncavallo".

La scuola che il comune è pronto a cedere non è più attiva dagli anni '90 e - nell'ultima versione della possibile riqualificazione - si era parlato di biblioteca e alloggi a canone sociale. Risale al 2004 l'ordine di rilascio dell'edificio di via Watteau: da quel momento i "leoncavallini" ricevono periodicamente la visita dell'ufficiale giudiziario, ma lo sfratto è sempre stato prorogato.

In una intervista a MilanoToday, il leader del Leoncavallo Daniele Farina aveva fatto presente che lo sfratto incombente non permette a chi opera nel centro sociale di effettuare programmazioni di attività a medio-lungo termine, talvolta perdendo la possibilità di accedere a finanziamenti e bandi di terzi.

Da quando si è insediato il centrosinistra a Palazzo Marino non è la prima volta che si parla di regolarizzare il Leoncavallo: voci erano circolate nell'estate 2011 e poi ancora nel 2012, ma ora la regolarizzazione sembra molto vicina: mancano pochi dettagli tecnici e un passaggio in consiglio comunale per la variante urbanistica dell'ex scuola di via Zama.

Contro la soluzione si è subito espresso Luca Lepore, già presidente del consiglio di zona 2 e ora consigliere comunale della Lega. "Il valore dell'ex scuola di via Zama è di circa otto miloni. Questo è Pisapia, dove tutto è possibile - ha detto Lepore - non importa che il bilancio del comune abbia un rosso di 437 milioni". L'esponente del Carroccio si chiede poi "quale utilità ha il vivere occupando abusivamente, l'avere zone dello spinello libero, l'assistere a cortei che mettono a ferro e a fuoco la città lasciando devastazione, uno spazio autogestito da giovani sessantottini ormai cinquantenni?".

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