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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca

CL nella bufera, Angelo Scola chiede chiarimenti

Polemiche dopo la lettera (2011 ma resa nota a maggio) con cui Carron (CL) sponsorizzava Scola presso Ratzinger. Il cardinale chiede un incontro chiarificatore

Ad alcuni sembrerà quasi un atto dovuto, ma Angelo Scola non è certo tranquillo in questi giorni. E' infatti uscita, a maggio, attraverso i "corvi" del Vaticano, una lettera della primavera 2011 in cui Julian Carron, presidente di CL, non usava mezze parole per consigliare al Papa un cambio di rotta a Milano nominando arcivescovo lo stesso Scola.

Nella lettera (formalmente inviata al nunzio apostolico in Italia, Giuseppe Bertello) Carron risponde a una richiesta dello stesso Bertello sulla situazione della chiesa ambrosiana. Ed è molto, molto duro con gli "ultimi trent'anni", cioè in pratica con tutti (e soli) i mandati di Carlo Maria Martini e Dionigi Tettamanzi. Una fede ridotta "a intimismo e moralismo", un insegnamento teologico "che si discosta in molti punti dalla Tradizione e dal Magistero", movimenti considerati "chiesa parallela" e loro opere considerate "affarismo", posizioni della chiesa "relativistiche" nel mondo della cultura.

Il tutto - per Carron - evidenzia il bisogno di "una scelta di discontinuità". E quanto al nome, per il presidente di CL non è opportuna una figura di secondo piano. L'unica candidatura suggerita è quella di Angelo Scola. La lettera viene resa nota, come si diceva, attraverso il "Fatto Quotidiano". E provoca l'immediata reazione di un nutrito gruppo di cattolici milanesi, che però decidono di aspettare che il Papa venga a Milano e riparta.

Poi, in 550, scrivono a Scola. Lo fanno per difendere i suoi predecessori dalle accuse di Carron. E ricordano, di Martini, la Scuola della parola ("per coniugare ascolto della Scrittura e fedeltà al Vangelo nella vita di ogni giorno") e la Cattedra dei non credenti ("che ci ha insegnato ad approfondire la nostra poca fede di fronte a questioni cruciali e brucianti"); di Tettamanzi il Fondo famiglia-lavoro per aiutare i più poveri. Concludono affermando che Martini e Tettamanzi hanno lasciato "un lungo tesoro di grazia, alla ricerca di una coerente realizzazione delle scelte del Concilio nel difficile contesto della contemporaneità".

Scola non ha potuto far finta di niente. E così ha incaricato il suo vicario generale di incontrare i due responsabili di CL milanese e direttamente Carron, per ottenere chiarimenti e "proseguire quel processo di pluriformità nell'unità". Ha anche voluto sottolineare che Carron "esprime un suo pensiero" e che lui - davanti al Papa - ha già parlato dei suoi predecessori (sottolineandone la "ricca eredità"). Saprà il cardinal Scola spegnere sul nascere il fuoco delle vecchie ruggini tra Azione cattolica e CL nella chiesa milanese?

 

 

 

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