Tabacci pronuncia la condanna di Linate: "Deve ridimensionarsi"

Secondo l'assessore è necessario per "salvaguardare l'equilibrio economico di Sea", che resta destinata a passare sotto il controllo del fondo f2i

L'aeroporto di Linate

E' forse la prima volta che un amministratore del comune di Milano si esprime a favore di un ridimensionamento di Linate. Lo ha fatto Bruno Tabacci, assessore al bilancio, anche se in realtà questa sua idea non è nuova. L'ha comunque ribadita nella mattinata di venerdì, spiegando che va guardato "l'interesse generale anche se a qualcuno a cui piace usare Linate può dispiacere".

Finora la "linea" dei sindaci e degli assessori milanesi era sempre stata quella di salvaguardare il più possibile il dualismo Linate-Malpensa, in considerazione dell'estrema vicinanza dello scalo Forlanini col centro città. Litigando anche duramente con le autorità nazionali, con Fiumicino o con Alitalia, a seconda dei momenti. E in effetti non pochi, all'epoca del salvataggio della compagnia di bandiera, avevano sottolineato come la riduzione dell'operatività di Linate era o sembrava necessaria per contenere al massimo i costi d'esercizio.

Ora il tema sul piatto è l'ulteriore cessione di quote Sea, dopo il 29% venduto al fondo f2i. Se la proprietà di Sea diventasse privata, è chiaro l'interesse a una completa razionalizzazione degli scali milanesi con conseguente e inevitabile declassamento di Linate a scalo nazionale o, addirittura, a scalo che serve la sola tratta Milano-Roma, dove resta essenziale la vicinanza con il centro città per fronteggiare la concorrenza del Frecciarossa e, ora, anche di Italo.

Tabacci prova a metterla sull'interesse pubblico: "L'interesse del comune - ha spiegato venerdì mattina - è che il valore di Sea sia salvaguardato perché l'efficienza aziendale è quella che tutela i posti di lavoro". Come a dire che, per tenere in piedi Sea, bisogna ridimensionare Linate. A questo punto il destino del Forlanini sembra segnato

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