Coronavirus, Milano rischia il lockdown: "Non ci sono più strumenti per contenere i contagi"

A Milano il virus sembra essere fuori controllo. I casi stanno aumentando e i tamponi non bastano più

La Galleria Vittorio Emanuele deserta durante il lockdown

È terminata la prima notte di coprifuoco a Milano, ma la sensazione che serpeggia tra le strade della città è che anche quest'ultima misura non sia sufficiente per contenere l'esplosione di casi di coronavirus. Il virus corre, contagia velocemente e il sistema di tracciamento è letteralmente in affanno. Il lockdown non è più una ipotesi così remota.

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"Se con i provvedimenti che stiamo assumendo e che abbiamo assunto in questi giorni il contagio dovesse rallentare, non necessariamente fermarsi, ma rallentare, si potrebbe probabilmente evitare. Se l'impennata dovesse continuare può darsi che si preda un provvedimento diverso". Così il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, ha risposto a Sky Tg24 che, nella mattinata di venerdì 23 ottobre, gli ha chiesto se un lockdown sia evitabile. 

"Sono preoccupato con attenzione, è un film che abbiamo già visto e dobbiamo controllare che la situazione non diventi troppo grave — ha proseguito Fontana —. Bisogna avere la collaborazione da parte di tutti i nostri cittadini. Io credo si debba chiedere ai nostri cittadini ancora un grande sforzo". Il governatore chiede "ancora la disponibilità a rispettare certe regole, a rispettare certe limitazioni della propria libertà e della propria vita e che non fanno piacere a nessuno e che non è giusto che vengono applicate. Ma in una situazione drammatica dobbiamo purtroppo accettare anche delle regole che non sono giuste. Lo chiedo con il cuore in mano e la coscienza che i nostri cittadini hanno dato una risposta eccellente nella prima ondata. Chiedo loro questo sacrificio". In particolare un appello il governatore lo rivolge "alle persone più fragili, più anziane a chi ha patologie, in questi giorni queste persone devono fare qualche sacrificio e devono cercare di uscire il meno possibile. Devono rimanere in casa il più possibile, isolate il più possibile. Questo è un passaggio fondamentale".

Galli: "A Marzo la battaglia di Milano fu evitata col lockdown"

"A marzo temevo la battaglia di Milano, ma fu evitata grazie alla relativa tempestività del lockdown — ha detto Massimo Galli, direttore del reparto Malattie infettive dell’ospedale Sacco alla trasmissione Agorà di RaiTre nella giornata di giovedì —. Adesso stiamo per averla, perché l’infezione dilaga. Ora a Milano la gente è suscettibile ad infettarsi, il timore che l’infezione dilaghi è reale ed è testimoniato da quello che vediamo negli ospedali".

La situazione negli ospedali

Gli ospedali della città sono sempre più sotto stress. Il numero dei ricoverati nelle terapie intensive della Lombardia giovedì 22 ottobre ha superato quota 150: indicatore oltre il quale la Regione aveva deciso di attivare l'ospedale in Fiera. E da oggi la struttura costruita a marzo inizierà ad accogliere i primi pazienti.

"Nel giro di tre giorni è cambiato completamente il tipo di paziente Covid che si presenta nei pronto soccorso di Milano. In maniera molto rapida abbiamo osservato un peggioramento della gravità dei malati che arrivano negli ospedali. E, fra quelli che vengono ricoverati, diversi hanno bisogno di un supporto importante in termini di ossigenoterapia. Per capirci hanno bisogno del casco Cpap, non solo di un po' di ossigeno, perché presentano un'insufficienza respiratoria grave", è quanto aveva detto nelle scorse ore Andrea Gori, primario di malattie infettive del Policlinico di Milano.

I casi a Milano

Nel pomeriggio di giovedì si è svolto un incontro fra il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il capo di gabinetto del Comune Mario Vanni e i direttori generale e sanitario di Ats Città Metropolitana di Milano Walter Bergamaschi e Vittorio Demicheli. L'obiettivo era uno solo: esaminare l’evoluzione della situazione epidemiologica in città e gli aspetti legati alle le attese per i tamponi. 

A Milano i test per individuare le persone positive al virus sono aumentati esponenzialmente: sono passati da 37mila a 57mila a settimana e nei prossimi sette giorni verranno aperte altre strutture per il prelievo del materiale da analizzare. Ma la paura è che non bastino affatto. Nella settimana dall’11 al 17 ottobre i casi nella Città Metropolitana sono triplicati rispetto alla precedente (siamo passati da 2mila a 6mila circa). Non solo: i dati dei primi giorni della settimana confermano una tendenza al raddoppio dei contagi.

Il livello dell’epidemia è tale che il sistema di tracciamento e le politiche di tamponamento, pur importanti per poter prendere in carico i pazienti che potranno avere bisogno di cure, "non sono più strumenti in grado di contenere la diffusione dei contagi, legati alla ripresa delle attività sociali", si legge in una nota diramata da Ats.

E lo spettro di una zona rossa si sta allungando sopra la città. Per il momento non è stata presa nessuna decisione ufficiale, ma una stretta ulteriore potrebbe arrivare nelle prossime ore.

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