Mafia: revocato il commissariamento di 4 direzioni generali dei supermercati Lidl

La Lidl si è dotata degli “anticorpi” necessari per scongiurare il rischio di nuove infiltrazioni

Lidl

È arrivata con qualche settimana di anticipo la revoca del commissariamento delle quattro direzioni generali di Lidl (due in Piemonte, una in Lombardia e una in Sicilia) scattato il 15 maggio scorso nell’ambito dell’inchiesta della Dda milanese che aveva portato a 14 arresti per presunte infiltrazioni mafiose negli appalti della multinazionale tedesca della grande distribuzione.

In assenza di un provvedimento di proroga, il commissariamento sarebbe arrivato a “scadenza naturale” dopo 6 mesi, ossia 15 novembre prossimo. Invece i giudici della Sezione misure di prevenzioni del Tribunale di Milano hanno già revocato il provvedimento di amministrazione giudiziaria, dichiarando “chiusa la procedura di prevenzione” per Lidl, così come avevano chiesto nell’ultima udienza i legali della catena di supermercati incassando anche il parere favorevole del pm Paolo Storari.

Secondo i giudici presieduti da Fabio Roia, poco meno di 6 mesi sono dunque bastati a Lidl per dotarsi degli “anticorpi” necessari per scongiurare il rischio di nuove infiltrazioni mafiose tra i fornitori del gruppo. Dopo il commissariamento, scrivono, il gruppo “ha saputo reagire nel modo corretto, cogliendo nella misura un’occasione di miglioramento ed adottando iniziative importanti (…) nella prospettiva di prevenire il ripetersi di fenomeni di intrusioni malavitose”.

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Le iniziative assunte danno infatti “conto della sensibilità degli organi di vertice Lidl Italia ai temi della legalità”, come dimostra l’introduzione di una serie di procedure “volte proprio ad assicurare che la società operi secondo criteri di legalità, trasparenza, rispetto della concorrenza ed adeguata conoscenza dei propri fornitori”.

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