Coronavirus, la polizia riporta in carcere uno dei mafiosi mandati ai domiciliari per il covid

Eseguito il decreto di revoca dell'ammissione alla misura della detenzione domiciliare per Vincenzo Guida. Il pregiudicato guidava quella che venne definita la banca della camorra a Milano. Il giorno dell'arresto aveva con sé un milione e mezzo di euro in contanti

Guida intercettato

Era stato mandato a casa con la discussa misura che ha 'svuotato' le carceri per evitare lo scoppio della pandemia e per garantire il diritto alla salute dei detenuti. Ma lui, condannato per associazione di stampo mafioso, è stato riportato in carcere dopo la 'correzione' avvenuta in corso d'opera da parte del ministero di Giustizia.

Vincenzo Guida - pregiudicato per associazione di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati societari e tributari, reati in materia di stupefacenti ed altro - martedì è stato riportato in carcere dagli agenti della Squadra Mobile di Milano, in collaborazione con la Divisione Anticrimine ed il Commissariato Monforte Vittoria. I poliziotti hanno eseguito il decreto di revoca dell'ammissione alla misura della detenzione domiciliare, emesso dal''Ufficio di sorveglianza di Milano, con conseguente trasporto presso la Casa Circondariale di Torino. 
 
Guida aveva ottenuto la detenzione domiciliare per differimento pena, che scontava nella sua abitazione a Milano, dal 2 aprile 2020, a seguito delle recenti disposizioni di legge per contenere la diffusione del virus Covid-19 tra detenuti. 

Il destinatario del provvedimento, che presso il carcere di Torino potrà ricevere assistenza sanitaria intensificata, era stato arrestato dai poliziotti della Squadra Mobile di Milano il 13 novembre del 2015, in esecuzione del fermo di indiziato di delitto emesso dalla procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano Direzione Distrettuale Antimafia, per esercizio abusivo del credito aggravato dal cosiddetto "metodo mafioso" e per l'impiego di denaro di provenienza illecita, usura ed estorsione.

Provvedimento successivamente convalidato dal gip nel novembre del 2015 con l'applicazione della misura cautelare in carcere, unitamente al pluripregiudicato Alberto Fiorentino, entrambi ritenuti storici rappresentanti della criminalità organizzata campana operanti sul territorio di Milano.

L'attività criminale di Vincenzo Guida

Il giorno del suo arresto, secondo quanto riferito dal capo della Squadra Mobile dell'epoca, Alessandro Giuliano, era stato trovato con un milione e mezzo di euro in contanti. Vincenzo Guida insieme ad Alberto Fiorentino gestiva quella che gli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto della Repubblica del tribunale di Milano, Ilda Boccassini, nel 2015 definirono "una banca della camorra in centro a Milano".

C'era chi 'offriva' denaro in contanti e c'era chi 'richiedeva' il prestito di quei soldi con urgenza. I tassi d'interesse, però, erano stellari e coloro che non rispettavano la 'parola' data venivano minacciati di morte. Erano gli stessi clienti, tutti imprenditori 'affamati' di liquidità, a rivolgersi alla 'banca'.

"Tutti - aveva indicato Ilda Boccassini - erano consapevoli della caratura dei personaggi ai quali si stavano rivolgendo". Guida e Fiorentino erano già stati condannati in via definitiva per aver fatto parte, negli anni '80 e fino al 1996, di un'articolazione lombarda dell'associazione camorrista denominata "Nuova famiglia", in contatto con esponenti storici di "cosa nostra" e della 'ndrangheta. I due, di origine napoletana, erano da decenni in Lombardia.

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Gli imprenditori presi a schiaffi: video

Durante l'anno di indagini, affidate agli agenti diretti da Giuliano, sarebbero stati documentati prestiti anche di 300mila euro con tassi d'interesse tra il 30 e il 40 percento. In alcuni casi gli imprenditori erano costretti a restituire 75mila euro al mese. Il più delle volte, secondo gli investigatori, i creditori venivano minacciati in maniera sottile ma costante. Nessuno di loro denunciava il fatto perché consapevoli. L'approccio tra le parti avveniva nei bar o nelle panchine attorno a piazza Risorgimento. Il denaro che la 'banca' recuperava dagli imprenditori, in genere, veniva reinvestito perlopiù all'estero.

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