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Venerdì, 19 Aprile 2024
Cronaca

In 15mila al corteo per la Palestina a Milano: uova e pietre contro gli agenti, danni ai negozi

Il corteo è partito da Loreto verso Cairoli. Durante il tragitto imbrattamenti e danni. Ferita un'agente della Locale

In piazza per la Palestina. Oggi, sabato 24 febbraio, a Milano 15mila persone sono scese in strada in solidarietà al popolo palestinese. L'appuntamento è stato lanciato dal sindacato Cub e alla chiamata hanno poi aderito i giovani palestinesi d'Italia oltre che le realtà antagoniste meneghine. 

Durante il corteo, partito verso le 14 da Loreto, non sono mancati alcuni momenti di tensione. In via Doria e in via Pisani infatti sono state imbrattate le vetrine di un Carrefour e di un negozio sfitto, dove è stata tracciata una grande scritta Free Gaza. In piazza della Repubblica alcuni manifestanti a volto coperto hanno invece cercato di imboccare via Turati per raggiungere il consolato americano - deviando così dal percorso - e hanno lanciato uova e bombe carta, fortunatamente non esplose, contro gli agenti in assetto antisommossa. In piazza Principessa Clotilde, altri antagonisti hanno danneggiato la vetrina di un supermercato - un altro Carrefour - e hanno scagliato sassi contro un'auto della polizia locale, ferendo un'agente poi finita in ospedale. Nella stessa occasione sono state danneggiate anche due macchine della guardia di finanza. 

Tra bandiere della Palestina e bandiere di sindacati e centri sociali, i presenti hanno marciato tra cori, fumogeni e musica, tra cui anche la canzone di Ghali dell'ultimo Sanremo, "Casa mia". "Con la resistenza palestinese blocchiamo le guerre coloniali e imperialiste", il messaggio sullo striscione posizionato in testa al serpentone. "La vostra repressione non ci fa paura, faremo la lotta sempre più dura", è uno dei cori che ha accompagnato il corteo. In uno degli spezzoni la scritta “stop genocidio, fermiamo il governo della guerra” insieme a cartelli con le foto di Matteo Salvini, Giorgia Meloni, il premier isrealiano Benjamin Netanyahu e altri leader coperti di mani insanguinate.

Fischi sono partiti dal corteo in piazza Duca d'Aosta, dove sul piazzale del Pirellone è issata la bandiera israeliana assieme a quella italiana, dell'Europa e della Lombardia. "Sionista non è solo governo israeliano, ma anche quello italiano, della Meloni che collabora con Tel Aviv", hanno urlato i manifestati dal furgone in testa al corteo, mentre "Israele fascista, stato terrorista", "Sessantacinque anni di guerra e rapina, giù le mani dalla Palestina", sono stati alcuni degli slogan scanditi dalla folla. In zona Repubblica alcuni antagonisti avrebbero bruciato una bandiera Usa e una israeliana.

"Fermare il genocidio. Questa la parola d’ordine della mobilitazione indetta dai sindacati di base raccogliendo l’appello dei Giovani Palestinesi. Cessare il fuoco in Palestina e in tutte le guerre diventa oggi un imperativo per il movimento dei lavoratori e delle classi popolari, che vede crescere il rischio di un conflitto globale alimentato dai tanti focolai d’incendio a causa della crescente oppressione e spoliazione di interi popoli. Un rischio che ci deve vedere in campo contro i blocchi militari contrapposti, contro le politiche di riarmo e il militarismo crescente", avevano spiegato gli organizzatori presentando la manifestazione. "In questo momento, il movimento di solidarietà con il popolo e la resistenza palestinese deve concentrarsi intorno alla richiesta del cessate il fuoco immediato, accompagnato dal ritiro dell’esercito israeliano da Gaza, dall’apertura di tutti i corridoi umanitari possibili per garantire il massiccio e necessario afflusso di aiuti umanitari, la liberazione degli ostaggi israeliani detenuti a Gaza in cambio della scarcerazione di tutti i prigionieri politici palestinesi, la fine delle incursioni dell’esercito israeliano in Cisgiordania e il blocco degli insediamento illegali dei coloni sionisti", si legge nella nota. 

E ancora: "L’economia bellica sta crescendo con percentuali impressionanti, gli Usa primo produttore mondiale hanno venduto armi per 238 miliardi nel 2023 con un aumento del 56% rispetto al 22. Anche le industrie italiane con Leonardo stanno traendo grandi benefici da questa situazione mentre la spesa per esercito e armi in Italia nel 2024 toccherà i 24 miliardi, oltre al fatto che è stata tolta l’iva dalle armi, tutti soldi che verranno tolti alle spese sociali, sanità, scuole, pensioni, salari, sussidi ai poveri, solo per citarne alcuni - avevano rimarcato da Cub -. Mentre l’economia italiana e europea grazie alle guerre va male, i lavoratori vedono i loro già modesti salari falcidiati dall’inflazione, molte fabbriche stanno chiudendo per il calo dei consumi e aumenta la precarietà lavorativa, l’Italia è sempre più impegnata sui vari fronti di guerra sia indirettamente come in Ucraina e in Israele che direttamente come in Libano e nel Mar Rosso. No - avevano concluso i manifestanti - al riarmo e alle spedizioni militari".

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