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Arrestato dai carabinieri

Arrestato dai carabinieri

Costringe la moglie a prostituirsi poi le dà fuoco, sfigurandola

Costringeva sua moglie a prostituirsi poi, quando lei finalmente ha trovato il coraggio di lasciarlo, lui ha dato a fuoco lei e al nuovo compagno all'interno di un bar in viale Certosa a Milano

Sevizie, angherie e fuoco. Attorno a questi tre elementi infernali ruota la storia di una ragazza romena di 31 anni, Claudia (nome di fantasia), arrivata in Italia alcuni anni fa insieme con suo marito un connazionale di 48 anni, Rica Manole. I due si stabiliscono a Milano.

La loro vita ruota attorno al campo nomade di via Bonfadini. Ed è proprio in quella zona che si consuma il tragico epilogo di un amore avvelenato ed egoista: con la 31enne costretta costretta a prostituirsi in strada, minacciata, usurpata, fino a quando il marito-padrone con una mossa ragionata, ma folle, decide di dar fuoco alla sua donna “oggetto” e all'uomo che cercava di liberarla.

Il fatto è avvenuto lo scorso 18 luglio ma solo giovedì 25 i carabinieri hanno arrestato il piromane. Si trovava in piazza Cacciatori delle Alpi, tranquillo come se niente fosse, mentre le sue vittime sono ancora ricoverate nel reparto dei grandi ustionati dell'ospedale Niguarda. Lei, Claudia, sfigurata, con ustioni di 2° e 3° grado nel 40 per cento del corpo ne avrà - dicono i medici - per almeno altri 24 mesi di cure mediche, anche se non tornerà mai ad essere la stessa. Mentre il marito incendiario, ufficialmente senza fissa dimora e disoccupato, è accusato di tentato omicidio plurimo e sfruttamento della prostituzione. 

Il giorno che avrebbe bruciato sua moglie, giovedì 18, Manole si presenta in un bar di viale Certosa. Prende un caffè al bancone. Poi si siede, e chiede da bere. Più tardi entra nel bar Claudia accompagnata da I. E., un egiziano di 39 anni, con il quale aveva da poco intrapreso una relazione e con il quale e - come aveva più volte manifestato al Manole -  progettava di andare a vivere. 

“Non si trattava di un incontro voluto”, ha raccontato la donna agli investigatori. Il 48enne invita i due a sedersi con lui, li stava aspettando. Tutto ad un tratto, l'uomo, con una mossa fulminea, versa sulla donna un'intera boccetta di alcol e le dà fuoco. La fiammata investe anche l'egiziano (ustioni di 2° grado sul 18 per cento del corpo) e l'incendiario. Ed è solo grazie all'intervento immediato della barista, che ha gettato acqua sulla donna, che le conseguenze non sono state fatali per Claudia.

Adesso, una settimana dopo, il tempo necessario per comprendere a pieno il quadro, arriva l'arresto e, finalmente, un po' più di giustizia per Claudia che dal rapporto con il romeno non ha avuto figli e che ora cerca di trovare dentro di sé la forza per continuare a combattere, per eliminare le cicatrici dal suo corpo oggi martoriato e, ancor più intensamente, per guarire le ferite dell'anima.

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