Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

I medici di famiglia contro i politici: "Non chiamateci fannulloni"

L'attacco al consiglio regionale per un ordine del giorno che chiede ai medici la reperibilità 8-20 e i turni nei festivi

Una seduta di consiglio regionale

I medici di famiglia lombardi sono sotto accusa: la regione Lombardia intende farli lavorare di più. Oggi - secondo uno studio del Sindacato medici italiani - lavorano in media 24 ore alla settimana contro le 38 ore dei medici ospedalieri, ma percepiscono una retribuzione praticamente identica: poco meno di 76.500 euro all'anno, contro poco più di 76.500. Il reddito dei medici di famiglia è frutto di una convenzione col servizio sanitario nazionale: a fronte di un numero massimo di 1.500 pazienti a testa, percepiscono un rimborso per ogni paziente e hanno l'obbligo di tenere aperto lo studio per un minimo di ore che varia a seconda del numero di pazienti, ma che nel caso massimo è 15 ore alla settimana, per cinque giorni (preferibilmente lunedì - venerdì).

Il monito della regione è contenuto in un ordine del giorno collegato alla riforma sanitaria, presentato da Maria Teresa Baldini (Misto) e votato a favore da 62 consiglieri con un solo contrario. Nell'ordine del giorno si chiede di sensibilizzare le associazioni di categoria per portare i medici di famiglia ad essere reperibili dalle 8 alle 20, con turni nei festivi e nei weekend. Motivo, i pazienti - in assenza del medico - non possono valutare da soli se rivolgersi al pronto soccorso o aspettare.

I medici si stanno però ribellando. Le sigle sindacali e l'ordine milanese dei medici si sono ribellati contro i consiglieri regionali. "La soluzione ci sarebbe per punire i presunti fannulloni, assumere i medici generici. Ma allo Stato costerebbe troppo", fa notare Roberto Carlo Rossi dell'Ordine milanese.

E non ci sta nemmeno il Sindacato medici italiani, autore dello studio citato nell'ordine del giorno. Il suo presidente lombardo, Enzo Scafuro, si dice allibito che sia stato usato un dato che serviva a dire, semmai, l'esatto opposto, e cioè che "l'impegno dei professionisti è di gran lunga superiore a quello che appare agli occhi dei cittadini". Questo perché non ci sono solo le ore di apertura dell'ambulatorio ma anche la reperibilità, le visite a domicilio, altre attività e gli obblighi formativi. Quanto poi al compenso, non è possibile paragonare lo stipendio retribuito dei medici ospedalieri (dipendenti) con i ricavi dei medici di famiglia (professionisti), che con quel denaro devono poi pagare l'affitto dello studio, le attrezzature e, talvolta, i dipendenti (segreteria, infermieri).

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