Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca

Ospedale di Saronno, il medico respinge le accuse: "Non ho ucciso nessuno"

Per il 60enne anestesista, si trattava di persone a cui aveva "alleviato il dolore". L'amante-complice, l'infermiera di 39 anni, non risponde al gip

Leonardo Cazzaniga, medico 60enne in carcere a Busto Arsizio con l'accusa di avere ucciso quattro pazienti al pronto soccorso di Saronno, ha respinto l'accusa di omicidio volontario davanti al gip che l'ha interrogato venerdì mattina, spiegando invece di avere agito per «alleviare le sofferenze» dei pazienti stessi. Il suo legale ha chiesto gli arresti domiciliari.

L'anestesista è accusato sostanzialmente di avere somministrato un cocktail letale di farmaci a dosi molto elevate, che avrebbe provocato direttamente la morte dei pazienti, in alcuni casi anche non terminali. E, in "combutta" con l'amante Laura Taroni, infermiera 40enne che si trova in carcere a Como, di avere ucciso, con dosi elevate di insulina, il marito di lei, Massimo Guerra, morto a 45 anni nel 2013 con la convinzione di essere diabetico, cosa non vera perché alcuni esami del sangue sarebbero stati falsificati dallo stesso Cazzaniga.

Agghiaccianti le intercettazioni telefoniche. I due amanti parlano della morte dei parenti in modo assolutamente naturale. "Idea eccezionale" quella, per esempio, di far cremare il corpo di Guerra in modo che nessuno potesse risalire a quanto realmente successo e al reale stato di salute dell'uomo. Terrificante la frase che l'infermiera ad un certo punto pronuncia - al telefono con Cazzaniga - riguardo ai propri due figli, lanciando l'ipotesi di ucciderli. Ed è emerso che la donna somministrasse o facesse somministrare farmaci inutili al figlio maggiore, di undici anni.

Interrogata anche lei venerdì dal gip, la Taroni si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

Indagata - tra gli altri - anche una dottoressa che aveva il contratto in scadenza e che, per questo motivo, si è rivolta al primario Nicola Scoppetta, anche lui indagato ma libero (il gip ha negato i domiciliari chiesti dalla procura). Secondo alcune intercettazioni, la dottoressa sapeva molte cose e avrebbe usato questa sua conoscenza per minacciare il primario di far "scoppiare un casino" se non fosse stata confermata. 

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