Milano, violenza sessuale nell'attico con vista Duomo: Genovese interrogato per 4 ore

L’interrogatorio si è svolto in una stanza che si trova al quarto piano del Palazzo di Giustizia

Genovese

Ha parlato per oltre 4 ore davanti ai pm Alberto Genovese. L’interrogatorio dell’imprenditore digitale di 43 anni in carcere con l’accusa di aver drogato e violentato una ragazza di 18 anni durante una festa a base di sesso e droga organizzata nel suo attico con vista sulla Madonnina del Duomo di Milano.

Il 43enne è accusato di violenza sessuale, sequestro di persona, lesioni e spaccio di droga. Reati che sarebbero stati commessi nella nottata tra il 10 e l’11 ottobre. L'uomo, famoso per essere il creatore di Facile.it, ha risposto alle domande del pm Rosaria Stagnaro e del procuratore aggiunto Letizia Mannella.

L’interrogatorio si è svolto in una stanza che si trova al quarto piano del Palazzo di Giustizia di Milano, di fianco all’anticamera del procuratore Francesco Greco. Insieme ai magistrati titolari dell’indagine, scattata in seguito alla denuncia della vittima che ha raccontato agli inquirenti le violenze subite dall’imprenditore, era presente anche il capo della Squadra Mobile Marco Calì.

Le violenze e le serata in casa di Genovese

Nella cosiddetta “Terrazza sentimento” sono passate almeno una trentina le ragazze. Alcune di loro sono già state ascoltate come testimoni nell’inchiesta avviata dalla procura di Milano per violenza sessuale, sequestro di persona, lesioni e spaccio di droga. Altre saranno convocate in procura nei prossimi giorni insieme a stretti collaboratori e altri personaggi dell’entourage dell’imprenditore, noto per aver fondato la startup Facile.it (società da lui ceduta nel 2014). Tra questi anche il domestico-buttafuori che, la sera della violenza, sorvegliava l’ingresso della stanza padronale impedendo alle amiche della vittima di entrare.

I loro racconti serviranno a definire il quadro accusatorio a carico del 43enne, ma anche a scandagliare il suo passato e accertare se si fosse già reso protagonista di altri casi di sevizie simili ed, eventualmente, se sia stato ‘coperto’ o aiutato da qualche personaggio del suo staff che in questo caso rischierebbe un’accusa di favoreggiamento. Testimonianze decisive che perciò- è il timore che serpeggia tra gli inquirenti – potrebbero essere addomesticate attraverso un’operazione di inquinamento probatorio.

Ed è per scongiurare questo rischio che, da quanto si è appreso, sono già in corso delle verifiche investigative su eventuali pressioni, anche di natura economica, che potrebbero essere esercitate non solo sui testimoni dei festini, ma anche sulla stessa vittima della violenza. La 18enne, che all’inizio era assistita da un avvocato dell’associazione Svs Donna Aiuta Donna Onlus, ha deciso di revocargli l’incarico e di nominare un nuovo legale.

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