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Segre durante il vaccino

Segre durante il vaccino

Milano, odio razziale e insulti social contro la senatrice Segre: indagati due leoni da tastiera

La senatrice è stata vaccinata all'ospedale Fatebenefratelli, poi erano partite le minacce

Si erano scatenati nel commentare la foto rimbalzata sul web della senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, ritratta nell'atto di sottoporsi a vaccinazione anti-covid, con sentimenti antisemiti e di profondo odio razziale, come emerso dalla costante attività di monitoraggio della rete svolta dal Servizio Polizia postale e delle Comunicazioni. Sono stati individuati e ora sono indagati per l'articolo 604 bis del codice penale "propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa".

La senatrice Segre è stata vaccinata presso l'ospedale Fatebenefratelli di Milano il 18 febbraio scorso e subito dopo ha preso il via, sui social networks, una serie di minacce e insulti tanto violenti da indurre la Procura della Repubblica di Milano ad aprire un fascicolo per minacce aggravate dalla discriminazione e dall'odio razziale.

I messaggi di odio contro Liliana Segre: le indagini

Tra i messaggi d'odio più raccapriccianti sicuramente quello in cui testualmente si afferma "Aveva paura di morire la stronza? Non sono riusciti neanche i tedeschi ad ammazzarla... e ora ha paura di morire?", oppure, ancora, quello di un altro utente che scrive "Ma se tirasse le cianche... quanto si risparmierebbe". All'esito delle indagini, gli investigatori del Compartimento polizia postale e delle comunicazioni di Milano e della Digos della Questura milanese hanno individuato due persone ritenute gli autori dei commenti antisemiti più aggressivi.

Il primo è G.G.T di 75 anni, residente nel cagliaritano, e il secondo è G.T. di 40 anni residente nel viterbese. Il 75enne è un pensionato, ha lavorato per anni un'azienda tessile a Prato e poi si è spostato sull'isola. Nel cellulare aveva anche alcune foto di Benito Mussolini e Adolf Hitler ma non si tratta di una persona legata ad alcun movimento di estrema destra. Il 40enne invece lavora nell'ambito della ristorazione. Si tratta, ha spiegato la polizia, di persone normali che si sono dimostrate disponibili e hanno capito di aver fatto un errore. Erano piuttosto inconsapevoli delle conseguenze penali delle loro parole

Le attività di Osint hanno consentito l'emissione da parte del coordinatore della sezione Distrettuale antiterrorismo di Milano, Alberto Nobili, dei decreti di perquisizione locale e personale, e contestuali decreti di ispezione sui sistemi informatici e di telecomunicazione a carico degli indagati, eseguiti mercoledì mattina con l'ausilio degli agenti della polizia postale di Roma e Cagliari e delle Digos di Viterbo e Cagliari.

Le perquisizioni hanno permesso di riscontrare le ipotesi investigative e sono stati acquisiti ulteriori elementi probatori sui dispositivi informatici che ora sono al vaglio degli specialisti della polizia postale.

 

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