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Giovedì, 26 Maggio 2022
Cronaca

Modella rapita e tenuta segregata a Milano, la lettera dei carcerieri: “Chloe ti eliminiamo”

La lettera è stata trovata nel computer di Lucasz Herba, uno dei carcerieri di Chloe Ayling

“Chloe, sei stata rilasciata per atto di generosità enorme da parte del gruppo della Morte Nera. Ogni tipo di disobbedienza comporterà la tua eliminazione”. Parole messe nero su bianco, in una lettera trovata nel suo computer, da Lucasz Herba, il trentenne polacco di Birminghan arrestato lo scorso 17 luglio per aver rapito Cloe Ayling, la modella inglese di venti anni tenuta segregata tra l’11 luglio e il 17 luglio tra Milano e il Piemonte per essere poi venduta all’asta sul deep web. 

Stando alle indagini, Lucasz - ora nel carcere di Opera - e suo fratello Michal Konrad, arrestato in Gran Bretagna a Ferragosto, avevano chiesto al manager di Chloe e ai suoi familiari trecentomila euro per la liberazione, prime di abbassare la richiesta a cinquantamila. 

Nel pc del trentenne, come risulta dagli atti dell’inchiesta, gli investigatori hanno trovato una lettera - a dir poco farneticante - firmata proprio dai carcerieri della modella, che alla fine avevano deciso - in autonomia e per motivi ancora da chiarire - di liberare la vittima pur senza il pagamento di un riscatto. 

“Il tuo rilascio, però - avrebbe scritto Herba - avviene con un avvertimento che dovresti leggere con molta attenzione. Sei sicuramente consapevole del tuo valore sul mercato della schiavitù degli esseri umani e sottolineo che questo non è un fatto personale, ma sono affari. Per il tuo rilascio abbiamo considerato vari fattori. È stato commesso un errore prendendoti, specialmente considerando il fatto che sei una giovane madre che non dovresti in nessun caso essere sequestrata”.

Quindi, a giustificare il rilascio - stando a quanto scritto dallo stesso rapitore - ci sarebbe stato un ripensamento da parte dei due fratelli. Che però specificano: “Il secondo fattore importante - si legge nella lettera - è che hai avuto una protezione totale da uno dei nostri più importanti e molto rispettati uomini. Quando tornerai nella tua terra, a casa tua, non ci saranno più indagini legate al tuo rapimento. Tu e la tua famiglia - evidenziano i fratelli - in nessun modo dovete parlare mai di noi in modo cattivo e senza rispetto. Sei stata trattata in modo giusto, con rispetto e ci aspettiamo, in cambio, di ricevere lo stesso trattamento”. 

Poi, però, i carcerieri alludono a un pagamento che con ogni probabilità servirebbe a “coprire” il riscatto. “Hai anche accettato di pagare i costi in sospeso del tuo rilascio di 50mila dollari. Ci aspettiamo che i soldi siano pagati in BitCoins entro un mese”.

L’ipotesi degli inquirenti - come riporta il Corriere della Sera - è che Lucasz Herba sia una sorta di “mitomane avventuriero”. Il rapimento, quindi, sarebbe stato una sorta di “prova” per accreditarsi nel deep web, dove aveva creato il sito “black death”. “Morte nera”, appunto: quel gruppo al quale Herba fa riferimento nella sua lettera. 

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