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Lunedì, 24 Giugno 2024
Cronaca Via Carlo Bianconi

Modella rapita a Milano, Chloe piange sui luoghi dell'incubo: 'Qui mi ha preso da dietro'

La modella ventenne, rapita a luglio scorso, torna con la polizia sui luoghi del suo incubo

"Il taxi è arrivato da quella parte, si è fermato qui. Questa porta era aperta e sono entrata". Ricorda tutto nei minimi dettagli lei. Non ha dimenticato nulla di quel giorno in cui il suo incubo si è materializzato. Perché difficilmente Chloe Ayling, la modella inglese di venti anni rapita a Milano lo scorso luglio, potrà cancellare dalla mente ogni singolo passaggio di quell'orrore che l'ha costretta a restare per quasi una settimana nelle mani dei suoi carcerieri. 

E infatti quando ad agosto scorso, meno di un mese dopo il rapimento, è tornata con la polizia sui luoghi in cui è stata aggredita ha saputo descrivere ogni dettaglio, ogni particolare, come mostrato dal video dei sopralluoghi che lunedì è stato proiettato in aula al processo contro Lucasx Herba, il trentenne polacco accusato insieme a suo fratello Michal di sequestro di persona a scopo di estorsione

Sequestro modella inglese: un altro arresto

Nel girato si vede Chloe in via Bianconi 7, fuori dal finto studio fotografico dove era stata attirata con l'inganno. "Sono venuta qui, avevo la mia valigia - racconta la ragazza -. Mentre aprivo, una persona mi ha preso da dietro. Non sono entrata - dice ancora -, stavo per entrare ma mi hanno preso proprio in quel momento". 

Subito dopo, sempre insieme alla polizia, Chloe è andata a Borgial, frazione di Lemie, in provincia di Torino, dove è stata tenuta in ostaggio fino al 16 luglio. Alla vista della villetta bianca, la modella piange e il suo respiro si fa affannoso. "Qui è dove avevano messo il sacco a pelo all'inizio - le sue parole, indicando una vecchia cassettiera -. Le mie mani erano ammanettate qui e qui i miei piedi. Qui invece - mostrando un letto - è dove abbiamo dormito, io da quel lato e Lucasz dall'altro". 

A liberarla, il 17 luglio, era stato proprio Lucasz, che aveva chiesto ai manager e alla famiglia della ragazza prima 300mila e poi 50mila euro, giurando che era pronto a mettere la giovane vittima all'asta sul deep web. 
 

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