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Ucciso in Inghilterra dal branco: "Ci rubi il lavoro"

La vittima è un 19enne del Lecchese, che si manteneva con un lavoretto mentre studiava l'inglese. Arrestate 9 persone, c'è anche un uomo di 45 anni

Un diciannovenne di Nibionno (Lecco), Joele Leotta, e' stato ucciso a calci e pugni a Maidstone, capoluogo del Kent da un gruppo di otto ragazzi del posto, tra i 21 e i 25 anni. E' successo la sera del 20 ottobre in Lower Stone Street. Il giovane è morto durante l'immediato ricovero all'ospedale King's College di Londra.

Il motivo del gesto sarebbe che lui e un suo amico "rubavano agli inglesi il lavoro". Leotta, come tanti giovani, si era recato in Inghilterra per migliorare la conoscenza dell'inglese e, per mantenersi, insieme all'amico aveva trovato un lavoro in un ristorante.

A quanto pare, il gruppo di giovani del luogo ha iniziato a importunarli proprio nel ristorante, poi ha fatto irruzione nel loro appartamento massacrandoli di botte e usando anche un coltello. L'amico di Leotta è ricoverato in ospedale.

Per l'aggressione sono state arrestate nove persone. L'ultimo, un 28enne, è stato catturato il 22 ottobre ed è fortemente sospettato di essere l'autore materiale del colpo mortale contro Leotta. Due degli arrestati sono stati rilasciati su cauzione: un 23enne fino al 12 dicembre e un 45enne fino al 16 dicembre. Gli altri arrestati hanno dai 21 ai 27 anni. Lo riferisce la polizia del Kent. Il magistrato ha chiesto e ottenuto un prolungamento del tempo a disposizione per interrogare gli arrestati fino alla serata di mercoledì.

La famiglia di Joele Leotta ha già raggiunto il Kent. Il sindaco di Nibionno, Claudio Usuelli, è polemico con le autorità inglesi e riferisce che la famiglia è stata avvertita da un'amica di Joele dall'Inghiltera, e solo grazie all'intervento dei carabinieri e del Ministero degli Esteri è riuscita a sapere con esattezza che cosa fosse successo. "Gli aggressori - riferisce ancora il sindaco - sfondando la porta della camera hanno urlato 'italiani di merda, ci rubate il lavoro'".

E uno dei responsabili della locale squadra di basket, in cui Joele giocava, riferisce che si trattava di "un ragazzo socievole e tranquillo" che, dopo la fine della scuola, aveva iniziato a lavorare in alcuni ristoranti della zona, e "non era un attaccabrighe".

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