Addio a Loreno Tetti, il paninaro coraggioso che denunciò il clan (e fu lasciato solo)

Loreno si è spento giovedì a 69 anni. Sabato mattina l'ultimo saluto con i ragazzi di Libera

Se n'è andato senza pentirsi mai. Se n'è andato senza cancellare mai nulla di quella sua battaglia personale diventata un simbolo di legalità. E nell'ultimo viaggio ha avuto accanto chi c'è sempre stato. Chi è stato dalla sua parte costantemente. Chi non gli ha voltato le spalle neanche quando i colleghi gli davano "dell'infamone" e le amministrazioni sembravano prese da altro. 

Sabato mattina Milano ha detto addio a Loreno Tetti, il paninaro coraggioso morto giovedì a 66 anni che era diventato "famoso" nel 2012 per aver avuto il coraggio di deporre al processo contro la cosca Flachi che lui stesso aveva avuto la forza di denunciare dopo le continue richieste di denaro. Quella forza a Loreno era costata cara: gli avevano bruciato il furgone, si era sentito solo, ma neanche per un attimo ci aveva ripensato. 

Alle 11.30 nella chiesa di via San Vigilio a "scortarlo" sono stati la moglie, il figlio Tommaso - che ha chiesto che Milano non lo dimentichi -, il presidente della commissione antimafia di Milano, David Gentili, e i ragazzi dell'associazione Libera. Sì perché quella di Loreno era ed è la storia di un paninaro diventato simbolo della lotta alla mafia soltanto grazie al suo coraggio e alla sua determinazione. 

"Non mi sono pentito ma mi aspettavo un sostegno morale ed economico da parte del Comune che invece non c'è stato. Le forze dell'ordine e il pm che ha condotto le indagini mi hanno aiutato molto, ho ricevuto tanta solidarietà", raccontava nel 2012 il giorno in cui aveva inaugurato il suo nuovo camion - posto proprio accanto a quello bruciato - tra gli applausi e la commozione dei ragazzi della vicina Statale di via Celoria. 

Raccontò con un sorriso, con il suo accento toscano e con grande umiltà, in molti eventi, quella scelta coraggiosa. Condivisa con la sua famiglia. Lo ringrazio - l'ultimo saluto di Gentili -. Ringrazio la sua famiglia perché lo ha sostenuto e ha condiviso i rischi di quella scelta". E adesso, come ha chiesto suo figlio Tommaso, che Milano non lo dimentichi davvero. 

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