È morto Vittorio Zucconi, giornalista firma storica di Repubblica: "Il giornale piange"

È morto a 74 anni a Washington. Il commosso ricordo dei colleghi di Repubblica

Zucconi - Foto da Wikipedia

Lutto nel mondo del giornalismo italiano. Vittorio Zucconi, settantaquattro anni, è morto nella sua casa di Washington, dove si era trasferito nell'ormai lontano 1985. Il 74enne, storica firma di Repubblica, si è spento dopo una lunga malattia. 

A dare la triste notizia sono stati i suoi stessi colleghi, che lo hanno ricordato in un commosso articolo a firma Ezio Mauro

Viveva il giornalismo, non lo interpretava. E infatti il Vittorio privato, quello dell’amicizia, era uguale al suo ruolo pubblico. A cena, in redazione, nei viaggi, negli incontri ogni vicenda, qualsiasi fatto, tutti gli avvenimenti grandi o piccoli di cui si parlava per lui prendevano automaticamente il format del racconto, come se fossero pronti per essere scritti, o addirittura come se fossero avvenuti per finire nella rete del suo giornalismo. Che li reinterpretava rendendoli simbolici, o almeno emblematici, comunque esemplari.

Modenese di origine, era nato a Bastiglia, Zucconi si era trasferito in gioventù con la famiglia a Milano e aveva studiato al Parini. Lì - a conferma del fatto che fosse un predestinato - era diventato direttore del giornalino "La zanzara", dove aveva incontrato Walter Tobagi. Dopo la laurea in Lettere alla Statale, aveva iniziato a collaborare con "La notte" per poi passare a La Stampa, diventando corrispondente da Bruxelles e Washington. 

Quindi era arrivato il passaggio al Corriere, con la lunga esperienza a Mosca durante la Guerra fredda, prima del ritorno a La stampa per seguire il terrorismo rosso e il caso Moro. Poi era scoppiato l'amore con Repubblica, di cui era diventato prima corrispondente dall'America e poi direttore del sito. Stesso ruolo che, fino allo scorso anno, aveva occupato a Radio Capital. 

E proprio su Repubblica Ezio Mauro ha voluto salutarlo a suo modo: 

Con la solita fame di giornale e con la malinconia della lontananza domanderebbe come sempre: cosa si dice in redazione? Oggi una cosa sola, Vittorio: che anche noi ti vogliamo bene, e il giornale piange senza di te.
 

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