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Lunedì, 22 Aprile 2024
Cronaca Rho

Teste di maiale, pizzo e paura: così agiva la 'ndrangheta "milanese"

Depositate le motivazioni delle condanne agli esponenti del clan Bandiera di Rho

La 'ndrangheta "nuova", quella che investe e fa affari. La 'ndrangheta "vecchia", quella che minaccia e spaventa. Ma non in Calabria: a Rho, a due passi da Milano. La fotografia arriva dalle motivazioni della sentenza con cui, il 14 novembre scorso, nel processo abbreviato a carico di una quarantina di imputati, sono arrivate le condanne per i presunti boss della "locale" di Rho, tra cui 10 anni e 10 mesi a Gaetano Bandiera, 75 anni, uno degli storici boss della mafia calabrese in Lombardia. 

Secondo le indagini della Squadra mobile e del pm della Dda Alessandra Cerreti, il clan avrebbe agito sia con metodi vecchio stampo - come le teste di maiale per minacciare o il pizzo per controllare il territorio -, sia con modalità più imprenditoriali. Al vertica del gruppo proprio Gaetano e suo figlio Cristian, condannato a 16 anni e 8 mesi.

Rho tra vecchi e nuovi boss in ascesa della famiglia Bandiera

Nelle motivazioni, la giudice ha sottolineato come lo "sfruttamento della forza di intimidazione, ben conosciuta e temuta dalle vittime, ha avuto il suo tipico riflesso esterno in termini di assoggettamento ed omertà", dato che "tutte le persone offese" si sono "ben guardate dallo sporgere denuncia per le violenze" e "minacce subite", anche perché "terrorizzate". Che poi è esattamente quello che fa la 'ndrangheta. 

Nella condanna è stata riconosciuta l'associazione mafiosa, ma sono cadute alcune accuse di associazione finalizzate al narcotraffico, con la giudice che emesso condanne per i singoli episodi di spaccio. 
 

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