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Milano, il box del medico pieno di motociclette rubate e la banda coi "kit completi"

La polizia scopre un box in via Grazioli pieno di moto rubate. In manette tre uomini

Avevano messo in piedi una sorta di mini azienda. Un box per tenere al sicuro i mezzi e fare tutte le "operazioni" necessarie. Annunci online e visite porta a porta per proporre i prodotti. E addirittura un kit completo, chiaramente con lo sconto per l'acquirente. Peccato, però, che in tutto ciò ci fosse poco, anzi nulla, di legale. 

Tre uomini - un 43enne del Senegal, un 28enne italiano e un 35enne marocchino - sono stati arrestati mercoledì dalla polizia in esecuzione di un fermo con l'accusa di ricettazione aggravata in concorso. A farli finire nei guai sono stati gli agenti del commissariato Monforte Vittoria, guidato dal dirigente Manfredi Fava, che negli ultimi giorni hanno tenuto d'occhio un box in un condominio di via Grazioli fuori dal quale erano stati segnalati strani movimenti. 

In serata, dopo l'ennesimo appostamento, i poliziotti hanno deciso di intervenire quando hanno visto i tre arrivare di nuovo davanti al palazzo. Addosso al 43enne, considerato il capo della banda, gli agenti hanno trovato le chiavi che aprivano un box al piano -2: da lì sono saltati fuori sei motociclette risultate rubate nell'ultimo mese, zaini, guanti, bauli, caschi e due borsoni pieni di arnesi atto allo scasso. 

Stando a quanto ricostruito dagli agenti, il garage è di proprietà di un medico abbastanza noto in città, che lo aveva affittato a un altro uomo, senza regolare contratto. Per questo sul dottore verranno fatti ulteriori accertamenti - soltanto in merito alla locazione -, mentre il complice della banda è stato indagato in stato di irreperibilità per favoreggiamento. 

I poliziotti continueranno adesso anche a ricostruire i movimenti dei tre finiti in manette, che si trovano a San Vittore e per cui il pm Paolo Filippini ha già chiesto la convalida del fermo. Al momento non c'è la certezza che a rubare le moto fossero direttamente loro - anche se non è escluso -, mentre è sicuro che erano loro stessi a vendere i mezzi dopo averli dotati di una nuova targa, offrendo anche kit completi proprio con caschi, bauli e guanti da "affiancare" ai mezzi. E gli affari per i tre sembravano andare decisamente bene. In un mese di "lavoro", stando a quanto finora ricostruito dagli investigatori, erano in grado di mettere in piedi un giro da 100mila euro. 

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