Nadia Toffa, la prima intervista dopo il malore e il coma: "Quella mattina mi sentivo strana"

La "iena" parla del suo malore e del grande spavento che ha provato. Le sue parole

Nadia Toffa sta meglio. A distanza di due settimane dal malore da cui è stata colpita e a pochi giorni dalle dimissioni dall'ospedale San Raffaele di Milano, la conduttrice e giornalista racconta quanto le è accaduto in un'intervista che domenica 17 dicembre andrà in onda nel suo programma, "Le Iene". 

La giornalista bresciana, che per la prima volta prende la parola dopo il grande spavento, ripercorre tutte le tappe della vicenda: dal malore di sabato 2 dicembre all'arrivo nella città meneghina, passando per il coma per "patologia cerebrale" e il viaggio in ambulanza. 

“Ero nella mia amata Trieste a fare un servizio, dovevamo incontrare un segretario di un sindacato" - dice la Toffa -. La sera sono andata a mangiare, ho brindato con l’autore perché siamo riusciti a incontrarlo e poi sono andata a letto in hotel. Tutto normale. La mattina poi mi alzo, faccio il caffè e chiamo Davide Parenti per parlare di lavoro. Lui poi mi ha detto che ero molto rallentata. Io sinceramente non ricordo benissimo, mi sentivo strana...".

Poi, nella hall dell’hotel, il malore: “Mi ricordo benissimo la hall dell’hotel. Ho chiesto di pagare e il taxi per andare in stazione. A un certo punto, sono caduta. L’ultima frase che mi ricordo era quella della ragazza della reception che mi ha detto: «Vuoi che ti dia una mano con le valigie, è arrivato il taxi». Poi sono caduta di faccia, ho ancora un livido ma sta migliorando. Io non ricordo il malore, ma mi ricordo l’ambulanza. Nella mia vita non l’avevo mai presa".

Proprio dopo quel malore, Nadia - le cui condizioni sembravano disperate, critiche - è stata portata in elisoccorso al San Raffaele. Lì, dopo una notte in terapia intensiva, la Toffa ha riaperto gli occhi - salutando tutti con il segno della vittoria - e ha iniziato il suo percorso di ripresa fino alle dimissioni

La "iena" - sempre circondata dalle cure e dalle attenzioni dei suoi colleghi - si dice commossa per l’affetto ricevuto dalla gente: “Io prendo molto la vita con ironia, se le cose devono succedere è perché devono accadere, e ogni cosa ti insegna qualcosa, però se mi metto nei panni delle persone che si sono preoccupate per me un po' mi commuovo. I miei genitori si sono preoccupati da morire, tutti voi".

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"Stare in ospedale ti riporta un po' al succo delle cose - ammette Nadia - Non è la prima volta che ci vado perché ascolto poco i segnali del mio fisico. Mi sono molto commossa . conclude la Toffa - quando mi hanno detto di città che hanno pregato per me”. 

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