Cronaca

Il "barcone della morte" potrebbe essere portato a Milano

L'idea: trasformarlo in un "polo" museale a doppio binario: la medicina legale e i diritti umani

Verrà a Milano il barcone recuperato in mare?

Il 18 aprile 2015 affondò nel Canale di Sicilia, a circa 70 miglia a nord della Libia, e fu tragedia. 28 i superstiti, incalcolabili all'inizio di dispersi (si parlava di un numero dai 700 ai 900), ora si contano 675 deceduti in totale, di cui 458 ritrovati all'interno durante l'operazione di recupero dal mare, recentissima, con cui il peschereccio è stato recuperato dal mare e portato ad Augusta. Sono in corso le operazioni di autopsia, e già si parla di cosa fare del barcone protagonista del dramma.

Una delle ipotesi in campo è quella di trasferirlo a Milano. Ne parla Piero Colaprico su Repubblica. Che cita il "Progetto Porta Nord", ovvero la creazione di una specie di "polo" scientifico e museale per i diritti umani, utilizzando due palazzine in disuso dalle parti del Cimitero Maggiore.

E se il lavoro sui corpi dei migranti è al momento prettamente scientifico (e coordinato, tra l'altro, da Cristina Cattaneo, dell'Istituto di Medicina Legale dell'università di Milano), il recupero della memoria attraverso una esposizione pubblica potrà affiancare l'educazione sulla medicina legale con un discorso più culturale ed umanitario. In questo senso, il barcone diventerebbe - scrive Colaprico - «un'idea su che cosa siano l'emigrazione, i diritti umani violati, la miseria, gli scafisti assassini».

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