Ndrangheta, maxi frode per evadere l'Iva: 18 arresti e sequestri per 34 milioni di euro

L'operazione è scattata all'alba di martedì 28 gennaio e hanno partecipato oltre 300 finanzieri

Immagine repertorio

Una frode carosello per evadere l'Iva nel settore delle telecomunicazioni, tutta messa a segno — secondo le accuse della guardia di finanza — attraverso l'utilizzo di una rete di società "cartiere" e "filtro" intestate a prestanome. E i volumi sarebbero imponenti: dal 2015 al 2018, attraverso fatture false per 160milioni di euro, avrebbero evaso imposte per oltre 34milioni. L'epilogo all'alba di martedì 28 gennaio quando i militari della guardia di finanza dei comandi provinciali di Milano, Lecco e del servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata di Roma hanno fatto scattare le manette per 18 persone, tutte accusate — a vario titolo — di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, estorsione, usura ed auto-riciclaggio.

Il blitz, come riportato in una nota delle fiamme gialle, è scattato al termine di una indagine coordinata dalla Dda di Milano che ha portato allo smantellamento di una organizzazione criminale composta anche da persone che sarebbero vicine a una famiglia ndranghetista "da tempo radicata ed operante in Lombardia e a un gruppo criminale di origine calabrese operante sul territorio meneghino".

Nel corso delle indagini i militari della guardia di finanza avrebbero anche accertato in capo al "dominus" episodi di usura e connesso auto-riciclaggio, oltre a una estorsione che sarebbe stata portata avanti "con tipiche modalità mafiose".

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Nell'operazione sono coinvolti circa 300 finanzieri in azioni in Lombardia, Piemonte, Lazio, Valle D'Aosta e Calabria. Secondo quanto riportato in una nota diramata dal comando provinciale di Milano sono state messe a segno perquisizioni anche in Svizzera e in Croazia.

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