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L'operazione dei Ros

L'operazione dei Ros

'Ndrangheta in Lombardia, 13 arresti: colpiti due clan

Le indagini nel dettaglio. Tra gli arrestati un ex consigliere comunale di Rho

Tredici arresti per 'ndrangheta con l'operazione Quadrifoglio, condotta dai Ros dei carabinieri, avviata nel 2012 e tesa a colpire due ramificazioni lombarde delle cosche calabresi. L'indagine, diretta dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai sostituti Francesca Celle e Paolo Storari, ha evidenziato tentativi di speculazione immobiliare per riciclare denaro sporco, ma anche intimidazioni e minacce nonché rapporti stretti con il mondo politico, imprenditoriale ed istituzionale lombardo.

Due i gruppi oggetto dell'indagine: innanzitutto il gruppo facente capo alla famiglia Galati, radicato a Cabiate (Como) e zone limitrofe, espressione lombarda della cosca Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia); e poi il gruppo locale di Mariano Comense (Como), a capo del quale c'era ancora Salvatore Muscatello, ai domiciliari per la condanna nel processo Infinito.

GALATI - CABIATE

Al centro delle indagini - tra l'altro - gli affari di Antonio Galati, 62enne originario di Mileto (Vv), capo del gruppo di Cabiate. Galati, attraverso due imprenditori (Franco Monzini e Luigi Vellone, entrambi arrestati, il primo 65enne di Milano e il secondo 54enne di Gessate), ha tentato una speculazione immobiliare finanziando con 300 mila euro (di provenienza illecita) l'acquisto di un terreno a Lucernate di Rho per edificarvi un complesso immobiliare ad uso abitativo. I rapporti tra Galati e i due imprenditori sono stati mediati da Luigi Calogero Addisi, già consigliere comunale di Rho (dimessosi il 15 aprile 2014), anche lui arrestato, originario del Vibonese e legato da vincoli di parentela con la cosca Mancuso di Limbadi.

Addisi ha a sua volta investito una somma di denaro nell'acquisto del terreno e ha favorito l'approvazione di una variazione di destinazione del terreno stesso, in modo da superare i vincoli di edificabilità.

Franco Monzini è coinvolto anche per l'ipotesi di avere assunto fittiziamente Antonio Galati come proprio dipendente al fine di farlo beneficiare dell'affidamento in prova in alternativa al carcere.

Un altro filone riguardante sempre il gruppo di Cabiate coinvolge Giuseppe Galati, 43enne nipote di Antonio, già detenuto per traffico di stupefacenti e - dal carcere - gestore di fatto di due società edili titolari di subappalti in alcuni cantieri della Teem (tangenziale est esterna). Le imprese avevano ottenuto il certificato "mafia free" per poter partecipare agli appalti grazie all'intestazione fittizia ad un cognato di Galati, che è indagato per partecipazione ad associazione mafiosa e importazione e detenzione abusiva di armi da fuoco.

Le indagini hanno fatto emergere un quadro di relazioni con il mondo politico, istituzionale, imprenditoriale e bancario per ottenere favori, notizie riservate, finanziamenti e altro. In particolare, la famiglia Galati aveva rapporti stretti con un funzionario dell'agenzia delle entrate, un agente di polizia penitenziaria, diversi imprenditori e politici locali.

Il gruppo non si limitava a operazioni speculative e rapporti di relazioni, ma all'occasione perpetrava vere e proprie intimidazioni. Come l'8 marzo 2013, quando l'automobile di un agente di polizia locale di Giussano (Monza) venne incendiata per ritorsione per un controllo stradale a seguito del quale il 36enne Fortunato Galati, con precedente per omicidio e tra i 13 arrestati, venne denunciato per violenza a pubblico ufficiale. Oppure la busta con minacce e tre proiettili inviata alla direttrice del carcere di Monza, come ritorsione per non aver accolto alcune richieste dell'allora detenuto Fortunato Galati. La lettera era stata inviata dalla Calabria dal 25enne Antonio Denami, anch'egli arrestato.

Tra le intimidazioni anche un pestaggio per un debito non saldato, avvenuto a Milano l'11 luglio 2007 ai danni di un commerciante d'auto, e un altro pestaggio avvenuto il 21 settembre 2007 ai danni di un benzinaio di Cantù, che avrebbe "mancato di rispetto" alla figlia di Antonio Galati non accettando un pagamento con bancomat.

Antonio Galati è accusato anche di avere intestato attività ad altri in modo fittizio per eludere le disposizioni in materia di prevenzione patrimoniale. Sotto la lente d'ingrandimento in particolare attività di compro oro e di vendita di sigarette elettroniche intestate al figlio Giuseppe, 35enne, anch'egli arrestato. Inoltre, tra il 2007 e il 2008, attraverso il nipote Giuseppe (quello delle imprese con subappalti in Teem), avrebbe offerto "protezione" a due fratelli minacciati dalla 'ndrina di Seregno.

MUSCATELLO - MARIANO COMENSE

Continuava ad essere Salvatore Muscatello, 80 anni, il "capo locale" della 'ndrina di Mariano Comense (Como), nonostante fosse agli arresti domiciliari dopo la condanna nel processo Infinito. Attraverso intercettazioni ambientali, gli investigatori hanno accertato che Muscatello sistematicamente riceveva affiliati o persone che offrivano favori o ricevevano protezione. Si è continuato a occupare di raccolta di denaro per sostenere i familiari dei detenuti. Provati, ad esempio, i rapporti stretti con N.S., moglie di Fortunato Valle (condannato a 24 anni di carcere), che si è recata più volte a casa di Muscatello per esporgli problemi economici.

Muscatello continuava ad avere rapporti con rappresentanti di altri gruppi locali di 'ndrangheta, talvolta ricevuti a casa sua. Tra gli altri, Benito Cristello (Seregno) e Giovanni e Giuseppe Mmorabito (figlio e nipote di Giuseppe Morabito, in carcere). Gestiva contatti con amministratori e imprenditori (ad esempio Emilio Pizzinga, ex consigliere comunale di Mariano Comense, risultato in rapporti anche con i Galati) e ordinava intimidazioni e atti violenti.

Tra gli arrestati Alberto Pittito, commerciante d'auto operante tra Cantù e Mariano Comense, con l'accusa di concorrente esterno della 'ndrina di Muscatello a cui metteva a disposizione autovetture intestate a terzi e, dunque, "pulite".

GLI ALTRI ARRESTATI

Oltre alle persone già citate, l'operazione dei Ros ha portato agli arresti di Fortunato Bartone, 41enne residente a Giussano (Mb), Matteo Rombolà, 27enne titolare di un panificio a Mariano Comense e imparentato con Fortunato Galati, e infine Saverio Sorrentino, 53enne "braccio destro" di Antonio Galati.

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