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Cronaca

Le teste di maiale, la 'coca' e l'arsenale: maxi operazione contro la 'ndrangheta

All'alba di martedì 22 novembre, il blitz della Squadra mobile con l'arresto di 49 persone

49 persone arrestate. Questo il risultato dell'operazione guidata dalla Squadra mobile di Milano, dopo la chiusura delle indagini sulla locale di 'ndrangheta di Rho, hinterland nord di Milano. 

"Ti mangio il fegato: le intercettazioni degli 'ndranghetisti"

All'alba di martedì 22 novembre la polizia di Stato, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della procura e milanese, ha eseguito 49 misure cautelari per reati che vanno dall'associazione a delinquere di stampo mafioso al traffico di sostanze stupefacenti, passando per estorsione, minacce, violenza privata, incendio, detenzione e porto illegale di armi, aggravati dal metodo e dalla finalità mafiosa e intestazione fittizia di beni. Ad essere smantellata è stata l'intera piazza di spaccio gestita dalla locale 'ndranghetista.

L'inchiesta, battezzata 'Vico Raudo' e condotta dalla Squadra mobile di Milano, ha permesso di svelare la ricostituzione di una struttura territoriale di 'ndrangheta, chiamata 'locale di Rho', che nel 2010 era già stata al centro della precedente indagine della Dda, 'Infinito'. A ricrearla, con l'aiuto di familiari e altri malviventi, era stato il suo promotore, un 74enne italiano, dopo essere uscito dal carcere dove si trovava in seguito alla condanna, in via definitiva, per associazione mafiosa.

Gli investigatori hanno anche scoperto come l'uomo fosse riuscito a ottenere i domiciliari falsificando alcuni documenti che attestavano la sua presunta invalidità e il suo essere costretto a spostarsi sulla sedia a rotelle. Fuori dal carcere, il 74enne, che aveva la dote della 'santa' (e poteva conferire doti agli altri affiliati), era riuscito a riprendere il pieno controllo del territorio di Rho e delle sue piazze di spaccio attraverso intimidazioni ed estorsioni: si passava dalle minacce alle vere e proprie violenze fisiche, nonché alle auto incendiate.

Teste di animale per intimidire gli affiliati

'Vico Raudo' ha messo in luce un'organizzazione mafiosa gerarchica, "pervasiva" e "legata fortemente ai segni e ai simboli tipici dell'ndrangheta", come annotano gli inquirenti. In due occasioni, ad esempio, era stata messa una testa di maiale davanti alla casa di uno degli indagati, sia per avvertirlo sia per farlo desistere da possibili richieste di soldi e da eventuali collaborazioni con la giustizia. In un altro caso, invece, per minacciare due persone, padre e figlio, considerati dei collaboratori delle forze dell'ordine, alcuni degli arrestati pianificavano di fargli recapitare una testa di agnello mozzata con un biglietto che spiegava come la prossima testa sarebbe stata quella del figlio. Il piano criminale era stato intercettato dalla polizia.

Dalle minacce, poi, in alcuni casi si passava direttamente alle aggressioni, anche solo per non aver portato rispetto agli 'ndranghetisti. Diverse le estorsioni nei confronti di spacciatori. Dalle indagini è emerso che a Rho a gestire lo smercio di droga era sia la locale di Rho sia un altro gruppo, i cui membri sono stati anche loro arrestati. Le due associazioni criminali lavoravano insieme: la prima, guidata dal 74enne, si riforniva dall'altra, alla quale garantiva l'esclusiva sulle piazze di spaccio e la risoluzioni di eventuali problemi. Il sodalizio, inoltre, vendeva cocaina ad altri pusher esterni.

Grazie alla vendita di droga, i componeti della locale conducevano un alto tenore di vita; esigui erano invece i redditi denunciati al fisco, tanto che la famiglia del 74enne percepiva il reddito di cittadinanza. I soldi venivano riciclati comprando negozi, una palazzina (senza che vi fosse formale passaggio di proprietà) e un truck di cibo e bevande (intestato a prestanome). Una parte dei guadagni inoltre veniva usata per mantenere gli affiliati in carcere. Nel corso delle indagini è stato inoltre trovato e subito sequestrato un arsenale con armi da sparo e da guerra, anche clandestine.



 

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