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Cronaca

Neonazisti negavano l'Olocausto sui social: condannati

Due uomini di 33 e 21 anni sono stati condannati a un anno e quattro mesi di reclusione dal gup del tribunale di Milano

Un anno e quattro mesi di reclusione (senza sospensione condizionale della pena). È la condanna che inflitta dal gup del tribunale di Milano, Cristian Mariano, a due esponenti di 33 e 21 anni del Movimento Nazionalsocialista dei Lavoratori, un gruppo di ispirazione nazista. Entrambi erano a processo con le accuse di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa, con l'aggravante che l'incitamento è stato fondato 'sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull'apologia della Shoah'.

Durante le perquisizioni effettuate dalla Digos nella primavera 2021, in casa del 33enne, domiciliato a Settimo Milanese, sono stati trovati volantini con i numeri delle vittime dell'Olocausto, affiancati dalla figura di Pinocchio. Nell'immagine scelta come copertina del suo profilo Facebook c'era scritto "chissà se in futuro gli alberi avranno diritto ad una giornata della memoria per il loro vero e documentato Olocausto? … Lies Make Money", con un parallelismo tra il disboscamento e la Shoah. Altri volantini richiamavano a Hitler e inneggiavano allo sterminio del popolo ebraico, con la stella di David inserita in un cartello del divieto. Nell'abitazione del più giovane tra i due, domiciliato a Mariano Comense, c'erano volantini che inneggiavano all’abolizione delle leggi Mancino e Scelba.

Gli imputati "hanno più volte invocato l’abolizione del reato loro ascritto, in forza di una indiscriminata 'libertà di pensiero politico', asseritamente soffocata dalle leggi in vigore", ma - scrive il giudice nelle motivazioni della sentenza - nel loro caso "non vi è nessuna 'opinione' suscettibile di tutela, in ossequio all’art. 21 della Costituzione, ma si tratta, piuttosto, di reprimere comportamenti lesivi della dignità e della storia di un intero popolo, peraltro potenzialmente pericolosi per l’ordine pubblico, e financo per l’ordinamento democratico".

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