Cronaca

"Nessun Cie a Malpensa", la smentita di Maroni

Il ministro dell'Interno Maroni ha smentito la creazione di un nuovo Cie a Malpensa ma ha confermato la volontà di intensificare i controlli negli aeroporti, oggi nuova via per l'immigrazione clandestina

Non ci sarà nessun Cie a Malpensa, smentisce Maroni dopo la richiesta di "mantenere le promesse" del vicesindaco di Milano Riccardo De Corato. Pur essendo privilegiate le località vicine agli aeroporti, così da facilitare le procedure di rimpatrio, ha spiegato il ministro: "non è previsto un Cie a Malpensa, perché prima di raddoppiare i centri dove ci sono già, come in Lombardia, bisogna aprirne nelle regioni che non ne hanno nemmeno uno".

Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, lo ha reso noto ieri rispondendo ad una domanda durante una conferenza stampa all'aeroporto di Milano, confermando, invece, il piano di aprire "nel 2010 Cie in Veneto, Toscana, Marche e Campania, mentre nel 2011 nelle altre Regioni ancora sprovviste".

Tuttavia, gli aeroporti, avranno un ruolo cruciale nel contrastare l'immigrazione clandestina. Secondo il ministro, infatti, per fermare l'immigrazione irregolare, non basta interrompere gli sbarchi nel Mediterraneo, ma occorre anche concentrarsi su coloro i quali entrano in Italia attraverso gli aeroporti internazionali senza averne i requisiti.

"Malpensa è, oggi, una nuova Lampedusa, visto che l'isola - ha detto Maroni - da un anno è uscita dai traffici di clandestini grazie agli accordi con la Libia. La ricerca promossa dalla Sea, la società di gestione degli scali di Milano, spiega che la chiusura delle rotte marittime verso l'Italia, un paese di destinazione ma anche di transito verso l'Europa centrale e settentrionale, spinge i flussi migratori irregolari verso nuovi punti di accesso. E gli aeroporti europei sono fra questi. Non solo Malpensa, ma anche Parigi Charles de Gaulle, Londra Heathrow, Francoforte e Amsterdam, costituiscono i nodi principali dell'immigrazione per via aerea nel vecchio continente".

Un trend che, per le organizzazioni criminali, costituisce un ricco business: si calcola infatti che i prezzi per una fuga aerea da un paese in guerra si aggirano intorno ai 15mila euro. Dunque, sintetizza lo studio presentato ieri: "il ruolo degli aeroporti europei e dei loro sistemi di sorveglianza e sicurezza è divenuto sempre più cruciale", per la verifica dei documenti e la raccolta di informazioni.

Su questo il ministro ha detto di voler insistere coi suoi colleghi europei, per estendere il metodo della ricerca milanese anche agli altri paesi dell'area Schengen. "Questa ricerca è la prima del suo genere in Europa e nel mondo - ha spiegato Giulio Sapelli, docente di Storia economica alla Statale di Milano, responsabile scientifico del progetto - . Non ci siamo limitati a fare interviste a tutti quelli che, in aeroporto, sono coinvolti nei controlli, ma abbiamo anche partecipato alla vita dello scalo e abbiamo sentito il parere dei passeggeri sulle procedure di verifica dei documenti".

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