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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Cronaca

La sfida dei no green pass alla Questura, le richieste (e le provocazioni) dei manifestanti

La trattativa tra Questura e manifestanti sembra essere destinata a fallire

"La scorrettezza della Questura nei nostri confronti ci spinge a comportarci nello stesso modo". E ancora: "Nessun aut-aut". Musica e testo del comitato che riunisce i no green pass di Milano, che sabato 6 novembre scenderanno in piazza per la sedicesima volta consecutiva per esprimere tutto il loro dissenso contro la certificazione verde anti covid, che dallo scorso 15 ottobre è obbligatoria anche sui luoghi di lavoro. 

Nei giorni scorsi, la rappresentanza dei manifestanti - che poi in fondo non rappresenta tutti - e la Questura avevano cercato di iniziare una sorta di trattativa per cercare di trovare un accordo sul percorso ed evitare di bloccare, ancora una volta, la città con cortei spontanei e senza meta. La sensazione, però, è che il tavolo salterà come già accaduto nelle scorse settimane quando i no green pass si erano detti pronti a preavvisare l'evento soltanto se - con un ricatto in piena regola - il Questore avesse deciso di cancellare i Daspo inflitti ai manifestanti dei sabati precedenti. 

Anche questa volta il primo passo lo ha fatto il comitato, proponendo a via Fatebenefratelli un percorso che però era subito apparso "irricevibile". Nel serpentone, infatti, c'erano obiettivi ritenuti sensibili dalle forze dell'ordine: dalla Cgil - ormai sorvegliata speciale dopo l'assalto di Roma - alla sede di Libero passando per la stazione, la regione e quel corso Buenos Aires che i negozianti stanno cercando in tutti i modi di difendere. Così, mentre giovedì la Questura faceva sapere che erano in corso valutazioni, i no green pass hanno rotto gli indugi con un comunicato a metà tra la sfida e la provocazione. 

"Come già anticipato, abbiamo comunicato un preavviso alla Questura per il corteo di sabato prossimo 6/11. Il nostro gesto distensivo, esclusivamente nell'interesse dei manifestanti, dev'essere stato mal interpretato da Fatebenefratelli, ovvero come un segnale di debolezza. Infatti, oltre a definire irricevibile il nostro percorso nonostante il corteo sia già passato precedentemente e più volte in tutte le vie e davanti a tutti i luoghi sensibili indicati nel preavviso, il questore ha ritenuto di comminare un Daspo di 6 mesi dall'intera città di Milano ad un manifestante pacifico per manifestazione non autorizzata, reato guarda caso contestato oggi, 4/11, per il corteo dell'11/9", il j'accuse dei contestatori della carta verde. 

"La scorrettezza della Questura nei nostri confronti ci spinge a comportarci nello stesso modo", la loro provocazione. "Se loro desideravano una trattativa a porte chiuse, pensando di spingerci con l'intimidazione ad accettare un accordo umiliante, noi abbiamo deciso di scoprire le carte e di impegnarci di fronte a tutti i manifestanti milanesi a revocare il preavviso qualora non venissero tenuti in considerazione 3 punti fondamentali: il passaggio davanti al Duomo, il passaggio in corso Buenos Aires, a cui possiamo rinunciare solo in cambio del passaggio in corso di Porta Vittoria, davanti al Tribunale e alla Camera del Lavoro, la presenza di almeno 2 obiettivi sensibili tra Libero , Università Statale e Regione Lombardia", le richieste - che appaiono inaccettabili - del comitato. 

Quindi la conclusione: "Nessun aut aut all’Articolo 21 della Costituzione più bella del mondo". Difficilmente, quindi, Questura e manifestanti troveranno un accordo. E poi in fondo sabato scorso una sorta di stretta di mano c'era stata, con il percorso che per la prima volta era stato concordato. Com'era finita? Con tentativi di deviazione, di sfondamento dei cordoni delle forze dell'ordine e con un finale di manifestazione con il solito serpentone improvvisato tra le auto. 

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