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'Faceva filmini porno' con le nipoti: nonno condannato a 6 anni

E' stato condannato a 6 anni di carcere l'anziano di 80 anni

E' stato condannato a 6 anni di carcere l'anziano di 80 anni che, per oltre un anno, avrebbe costretto una ragazzina di 11 anni, nata a Chernobyl e a lui affidata nell'ambito di un "programma per soggiorni di risanamento", a subire atti sessuali.

L'uomo, inoltre, avrebbe realizzato immagini pedopornografiche riprendendo la bambina e un'altra ragazzina bielorussa, anche lei proveniente dalla città del disastro nucleare. La sentenza è stata emessa con rito abbreviato, e dunque con lo sconto di un terzo sulla pena, dal gup di Milano Stefania Donadeo, che ha accolto la richiesta di condanna a 6 anni del pm Giovanni Polizzi, che ha coordinato le indagini.

L'anziano era anche accusato di aver prodotto nel 2012 "materiale pedopornografico virtuale realizzato - si legge nell'imputazione - utilizzando parti di immagini di minori degli anni diciotto". In sostanza, l'uomo avrebbe rielaborato "numerose immagini pornografiche sostituendo al volto femminile originale" alcune fotografie scattate alle sue tre nipotine "ed al volto maschile quello proprio".

L'uomo, G.P., era stato arrestato in flagranza di reato il 5 ottobre del 2012, perché riprendeva "clandestinamente" immagini di ragazzine in un centro commerciale con una "microcamera occultata in un borsello". Dopo l'arresto, le indagini sugli "apparecchi elettronici" sequestrati hanno permesso agli investigatori anche di fare luce sulla vicenda delle bambine di Chernobyl e dei video virtuali con le nipotine (parti civili nel processo e a cui è stato riconosciuto dal gup un risarcimento da liquidarsi in sede civile).

Stando all'inchiesta, l'uomo avrebbe abusato, tra il gennaio del 2006 e il febbraio 2007, di una bambina bielorussa "anche usando violenza" e a volte dandole "alcune monete". In relazione ai foto-montaggi virtuali realizzati con le immagini delle nipotine (e a volte anche con quelle delle due bimbe bielorusse) negli atti dell'inchiesta si legge che si tratta di video "in grado di alimentare il mercato della pedopornografia", anche se sono immagini di "situazioni non reali".

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