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Cronaca Magenta

Storia di un giornale contro la mafia che non vuol morire

"Altomilanese" ha chiuso, nonostante le vendite in salita e le inchieste contro le infiltrazioni mafiose al Nord. Ma i giornalisti non ci stanno. E venerdì 18 saranno ancora in edicola. Vi raccontiamo la loro storia

L'Altomilanese non è solo una indicazione geografica. No. È anche il nome di un giornale locale. Un settimanale di inchiesta, diretto da Ersilio Mattioni, che, nell'ottobre scorso, grazie al lavoro di Ester Castano, è saltato agli onori della cronaca.

Altomilanese è stato uno dei primi giornali locali a denunciare la presenza della 'ndrangheta nel profondo nord. Ora, però, la BluEdizioni, società editrice del giornale, ha deciso di cessare le pubblicazioni. Proprio la Castano ci racconta della situazione. 

Quando nasce il settimanale?

Altomilanese nasce nell'Ottobre del 2011. O, meglio, rinasce in quel periodo: quando il giornalista Ersilio Mattioni riprende in mano lo storico giornale che nell'estate del 2010 aveva terminato le pubblicazioni. Mattioni decise sin da subito di fare un giornale diverso sia dall'edizione precedente che dalle altre testate locali.

Diverso in che senso?

L'idea era quella di mandare nelle edicole un settimanale d'approfontimento sociopolitico e d'inchiesta che riuscisse ad informare i cittadini dell'Ovest di Milano sulle reali problematiche del territorio: sprechi delle pubbliche amministrazioni, malapolitica, criminalità organizzata di stampo mafioso. E così abbiamo fatto, senza far sconti a nessuno e con uno sguardo sempre attento sulla cronaca nazionale.

Qual era la distribuzione del giornale, quante copie erano vendute?

All'inizio siamo partiti con una tiratura di milletrecento copie. In un anno, però, ci siamo conquistati stima e affetto dei lettori e le copie vendute sono aumentate esponenzialmente. Siamo arrivati a toccare le quattromila che, per un piccolo settimanale di provincia, è un risultato che ci riempie d'orgoglio. Altomilanese piace, e piace perché fa informazione. Siamo giornalisti e non potremmo fare altrimenti.

Avevate cambiato gli standard locali...

Sì, abbiamo avuto il coraggio di cambiare. Non è stato e non è semplice, ma questa scelta è piaciuta ai lettori che ci hanno premiato acquistandoci settimanalmente in edicola. Ecco perché non mi spiego come mai l'editore BluEdizioni abbia deciso di chiudere le pubblicazioni dal 31 dicembre: non è sicuramente un buon momento nè per l'editoria nè per la libera informazione, ma un po' di coerenza, e di coraggio, avrebbe dovuto spingere i finanziatori a non mollare.

Come mai l'editore ha deciso di cessare le pubblicazioni?

Sinceramente non so dare una risposta a questo fatto. Ognuno decide in quali progetti investire. Altomilanese è un giornale che piace ai cittadini, lo dimostrano le vendite, ma una cosa è certa: non piace ai potenti. Per noi collaboratori è una follia chiudere questo giornale che vende così tanto.

Quando è arrivata la decisione dell'editore in redazione?

L'editore ci ha comunicato la sua decisione a fine dicembre, in concomitanza con il proiettile ricevuto per posta dal mio direttore (e a cui non abbiamo dato gran peso) e dell'ultimo numero mandato in stampa prima della pausa natalizia. Non avremmo più pubblicato nessun numero, Altomilanese sarebbe morto e con lui gli 8 collaboratori con contratto e 22 giovani cronisti, se non fosse che il direttore ha deciso di investire del suo pur di mandare avanti il progetto di libera informazione. Non potevamo lasciare che un settimanale così importante per la provincia di Milano chiudesse. Così ci siamo organizzati.

In che modo?

Ci siamo riuniti e abbiamo deciso di creare l'associazione "Libera stampa nell'Altomilanese" per raccogliere i fondi tra i nostri lettori per far fronte alle necessità della redazione. Chiunque vuole sostenerci può farlo donando qualcosa tramite le coordinate bancarie disponibili a questo indirizzo. Inoltre ci siamo mossi creando un sistema di abbonamenti, cosa che prima non esisteva. Insomma ci stiamo mobilitando per continuare ad informare.

La redazione è stata riorganizzata?

Il direttore è stato molto chiaro con noi redattori: ci ha convocati e ci ha chiesto cosa volevamo fare. Diversamente da quanto ha fatto la casa editrice, la cui decisione è stata irrevocabile, nessun collaboratore è stato messo alla porta o è stato licenziato per volontà di Mattioni che — anzi — ha investito diversi capitali per la creazione di una nuova società editoriale. Sinceramente mi aspettavo che la vecchia società BluEdizioni ci affiancasse ancora per qualche mese viste le nostre difficoltà interne fra minacce e querele pretestuose. Così non è stato ma noi usciremo lo stesso in edicola con il primo numero venerdì 18 gennaio.

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