Cronaca Via primo levi 2

Cornaredo, omicidio sotto casa: ucciso con 2 colpi di pistola Francesco Calabretta

I carabinieri ipotizzano un regolamento di conti. A sparare un 38enne di Pavia, tratto in arresto dopo essere stato visto fuggire dal luogo del delitto, le case popolari di via Primo Levi

Due colpi di pistola, uno al volto e l'altro al torace. Un delitto efferato che ha sconvolto un tranquillo sabato sera della provincia milanese. Siamo a Cornaredo, in periferia, per la precisione in via Primo Levi. Qui sorge un complesso di case popolari, dove vive Francesco Calabretta, 42enne calabrese di Catanzaro, da anni residente nel paesino del milanese.

Sono le 22.30 quando sotto casa sua viene avvicinato da un uomo con il casco. E' un attimo, due spari, uno al volto, l'altro al torace. Calabretta resta a terra, privo di vita, insaguinato.

Il rumore dei colpi di pistola richiama l'attenzione di una pattuglia della Stazione di Cornaredo, in quel momento in transito nell'attigua. Arrivati sul posto in pochi secondi i due militari notano subito un uomo armato di pistola e con indosso un casco che si allontanava velocemente a piedi in direzione di uno stabile vicino.

Inizia a quel punto un inseguimento per fermare il quale il killer ha provato a sparare dei colpi contro i carabinieri. La pistola però si inceppa e i colpi vanno a vuoto. Per i carabinieri è quindi facile raggiungere e disarmare il malvivente.

L'autore del reato, identificato in F.P., 38enne della Provincia di Pavia, coniugato, tre figli, operaio, pluripregiudicato, veniva quindi tratto in arresto per omicidio doloso in flagranza.

La pistola in suo possesso, una Beretta semiautomatica calibro 9, è risultata essere proprio l'arma utilizzata per consumare il delitto. La salma del Calabretta è stata trasportata presso l'istituto di medicina legale di Milano. Sono proseguiti per tutta la notte di testimoni oculari e parenti della vittima, condotti dai militari e coordinati dalla dottoressa Celle, presente sul luogo del delitto e negli uffici della Compagnia di Rho.


L'autore del reato, tradotto nel carcere di San Vittore, dovrà rispondere di omicidio volontario e detenzione illegale di arma da sparo. Le indagini, condotte dal Nucleo Operativo di Rho e dalla Stazione di Cornaredo dovranno chiarire il movente dell'omicidio, allo stato apparentemente riconducibile a criminalità comune.

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