Uccisero Andrea La Rosa: madre e figlio indagati anche per truffe alle assicurazioni

Secondo l'accusa avrebbero messo in piedi un'organizzazione che truffava le assicurazioni su falsi furti di auto

L'auto usata per trasportare il cadavere e vittima e killer

Nuovi guai per Antonietta Biancaniello e Raffaele Rullo, madre e figlio accusati di avere ucciso e tentato di occultare il cadavere di Andrea La Rosa, ex calciatore il cui corpo è stato ritrovato nel bagagliaio dell'auto della donna, all'interno di un fusto di gasolio, probabilmente per scioglierlo nell'acido. Ora i due sono stati accusati anche di associazione a delinquere (insieme a familiari, indagati a piede libero) per truffa alle assicurazioni delle auto.

A casa della donna gli investigatori hanno trovato un manuale in merito, con istruzioni su "cosa riferire a una compagnia assicuratrice nel caso di eventuali controlli". Lo riferisce il Giorno. Il meccanismo consisteva nel reperire auto da rottamare, assicurarle contro il furto e poi farle sparire, denunciandone il furto.

"Mente" dell'organizzazione sarebbe stato il figlio, a cui spettavano vari compiti: trovare le auto, farle intestare ai familiari complici, contattare le assicurazioni, scegliere i luoghi dei falsi furti. Il gruppo, secondo gli investigatori, si faceva poi indennizzare usando vari conti correnti intestati di volta in volta a ciascuno di loro. 

L'omicidio dell'ex calciatore

Mamma e figlio, secondo quanto ricostruito dal nucleo investigativo dei militari, il 14 novembre sera avrebbero attirato Andrea La Rosa in via Cogne 20, dove vive la donna, per farsi consegnare ottomila euro. Già in passato l'ex calciatore aveva prestato trentamila euro a Rullo - mai restituiti -, ma questa volta sembrava più spaventato, come aveva confessato a un calciatore del Brugherio.

La Rosa doveva aver parlato dei suoi dubbi anche allo stesso presunto assassino, che per convincerlo gli avrebbe detto che all'incontro avrebbe partecipato anche sua madre. Alla fine, l'ex calciatore si era fidato: Rullo lo conosceva da un paio di anni, da quando glielo aveva presentato la sua fidanzata, e ormai era diventato un suo amico.  

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L'esecuzione sarebbe quasi certamente avvenuta nella cantina di via Cogne 20; il folle progetto di madre e figlio sarebbe stato quello di eliminare il loro benefattore per non dovergli mai restituire il denaro che lui aveva loro prestato.

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