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La donna e il figlio uccisi

La donna e il figlio uccisi

Mamma e figlio uccisi. Il racconto (atroce) del figlio dell'omicida

Le parole del bambino sopravvissuto nell'ordinanza del gip. "Papà aveva la camicia rossa come il sangue di una tigre"

Il dramma dell'uccisione di Libanny Mejia Lopez e di suo figlio Leandro, da parte di un amico di famiglia, rivive nella descrizione fornita dal figlio dell'omicida, che era in casa, in zona Lorenteggio, e stava giocando proprio con Leandro (suo compagno di scuola) mentre in soggiorno il papà tentava un approccio sessuale con la donna, veniva rifiutato, la uccideva e poi si accaniva anche sul figlio di lei.

Il bambino (che ha 4 anni) è stato sentito dagli inquirenti. Ora la sua testimonianza si può leggere nell'ordinanza di custodia cautelare a carico del papà, il salvadoregno Victor Hugo Menjivar Gomez. Una testimonianza essenziale per capire che cosa sia successo la sera del 3 marzo in quella casa di via Segneri.

A cominciare dal pianto della donna, avvertito in modo molto chiaro dai due bambini che a loro volta sono scoppiati in lacrime mentre chiamavano l'uno la sua mamma, l'altro il suo papà: che si toglieva poi la camicia, "di un colore rosso come il sangue della tigre", e inseguiva Leandro fino al bagno, dove lo sgozzava con il coltello. Secondo quanto si legge nell'ordinanza firmata dal gip Elisabetta Meyer, le parole del bimbo "rendono palpabile l'orrore della vicenda e scolpiscono in maniera granitica, ben oltre le ammissioni dell'indagato, la gravità del quadro indiziario".

Ascoltata anche la testimonianza di uno dei soccorritori dell'ambulanza La Samaritana. Schizzi di sangue sulle pareti della cucina, pavimento con sangue sparso vicino al divano (dietro cui l'uomo aveva nascosto il cadavere della donna) e, in bagno, il corpo senza vita di Leandro, con le mani raccolte sul petto in posizione di difesa, rannicchiato.

Nell'ordinanza anche il racconto del reo confesso. Molte birre, un ballo, un bacio in bocca e la reazione della donna: uno schiaffo all'amico, con l'avvertimento di fermarsi per non mancare di rispetto alla moglie dell'uomo, di cui era amica. "Perdo la testa anche per il mio stato confusionale", confessa allora Victor Hugo, "vedo un coltello e inizio a colpirla senza sosta anche per paura che dicesse a mia moglie che l'avevo baciata". Subito prima, la donna si era denudata nel tentativo di placare la furia improvvisa dell'amico.

Il gip parla di "spietata volontà omicidaria" e di "disprezzo della vita". L'uomo ha cercato di giustificare la sua spropositata reazione allo schiaffo sottolineando di esser stato in preda all'alcool, ma il gip sottolinea la lucidità con cui Victor Hugo ha agito: nonostante la donna si stesse spogliando, lui aveva paura che avrebbe comunque raccontato tutto alla moglie. E poi, dopo l'omicidio, ha coscientemente occultato il cadavere della donna dietro il divano, ha cercato di eliminare quante più tracce possibili, ha eliminato il "testimone scomodo", ovvero il figlio di lei.

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