Cronaca

Uccise la compagna davanti all'asilo del figlio: condanna a 30 anni

Il 23 giugno scorso l'omicidio a coltellate, perchè non accettava la fine della loro relazione. Ieri è arrivata la condanna: 30 anni di carcere per l'uccisore. Avrebbe dovuto già trovarsi in carcere il giorno della tragedia, ma un difetto burocratico lo aveva scarcerato

Sarebbe dovuto stare già dietro le sbarre, ma un difetto di ricezione del fax che lo riguardava, lo aveva reso un uomo libero. E così, la mattina del 23 giugno scorso, M. M. ha ucciso la sua compagna davanti all'asilo del figlio. L'ha prima presa a pugni e poi ha estratto un coltello dalla fasciatura che portava al braccio, finendo la ex convivente. Le educatrici della scuola materna fecero appena in tempo a sfilare via il bimbo dalle braccia della mamma. Ieri, l'omicida è stato condannato a 30 anni di reclusione con rito abbreviato. In aula erano presenti anche la mamma della vittima - cui è stato affidato il bambino, oggi 2 anni e mezzo, e le sorelle. Tutte visibilmente commosse.

Ma M. M., si scopre, in carcere avrebbe dovuto già starci il giorno della tragedia: l'uomo, impiegato delle Poste con problemi di alcol e droga, stava scontando una pena per detenzione di armi con una misura alternativa e affidato ai servizi sociali. Avrebbe dovuto trovarsi in carcere già dal 20 giugno, perché così aveva deciso il tribunale di sorveglianza. Ma la comunicazione via fax dal tribunale al commissariato di Quarto Oggiaro aveva avuto dei problemi e le forze dell'ordine avevano cominciato a cercarlo solo il 22 giugno.

  L'omicidio davanti all'asilo Cova di Milano, alle 9 di mattina  


Il difetto di comunicazione che ha reso M. M. un uomo libero e capace di uccidere starebbe nella mancata ricezione del fax inviato dai servizi sociali che annunciava l'interruzione del programma di recupero. Il tribunale di sorveglianza aveva così deciso per un nuovo arresto, mai avvenuto a causa del difetto di ricezione del fax.

E sempre a causa di ritardi nelle comunicazioni, anche le denunce della vittima M. M. 33 anni, per percosse e persecuzioni, sono arrivate in ritardo. Sono arrivate in Procura, ironia della sorte, solo dopo l'uccisione. Adesso l'omicida è stato condannato: nell'accogliere la richiesta di 30 anni di reclusione formulata dal pm di Milano Ester Nocera, il giudice Clivio ha anche disposto l'interdizione legale per l'imputato, da cui deriva la perdita per lui della patria potestà per tutto il tempo della pena da scontare.

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