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La salma (foto Mesa Paniagua)

La salma (foto Mesa Paniagua)

Omicidio a Milano: giallo sulla donna trovata morta a casa

Nicoletta Figini è stata trovata morta dentro casa sua in via Ramazzini, zona Porta Venezia, oscure le cause della morte e le modalità

Il cadavere della donna è stato portato via dal condominio di via Ramazzini dagli uomini della mortuaria alle 18.30 esatte, ben 9 ore 20 minuti dopo la macabra scoperta da parte della domestica e della custode. Segno che i rilievi della polizia scientifica e degli investigatori della squadra mobile sono stati parsimoniosi e intensi. Si cercano tracce, dettagli, indizi che possano far risalire al colpevole. L'omicida (così si può definire) che durante la notte di venerdì si è introdotto nell'abitazione della signora Nicoletta Figini calandosi dal terrazzo condominiale con una corda assicurata ad un palo di un'antenna e, dopo aver “impacchettato” la donna, ha messo a soqquadro l'appartamento. 

Oscure restano ancora le cause della morte: certamente sulla salma non c'erano segni evidenti di percosse, né tracce di un abuso sessuale. Forse, ma queste sono ipotesi, ad ucciderla è stato un malore, oppure la mancanza d'ossigeno. Solo l'autopsia farà luce su questo aspetto. Il corpo della 55enne, intatti, è stato trovato riverso a terra nel soggiorno. Posizione prona, polsi legati dietro la schiena, caviglie legate, bocca imbavagliata, indossava un veste da notte. Attorno a lei: il caos. Era stata immobilizzata con mezzi di fortuna: dove uno straccio, dove una cintura, dove nastro adesivo, dove un pezzo di lenzuolo e, perfino, un cavetto usb. Un'operazione fatta di corsa, non programmata. Per questo gli investigatori non escludono che possa trattarsi di una rapina finita male, ma potrebbe essere anche una montatura per depistare le indagini. Nessuna ipotesi può al momento essere esclusa.

Nei quattro locali dell'appartamento, situato al 7° piano di una palazzina residenziale, era tutto in disordine. Porta d'ingresso aperta (socchiusa), luce accesa, così come il climatizzatore e il televisore. Le tapparelle erano tutte abbassate ad eccezione di quella della cucina, punto d'ingresso dell'omicida. La grata era divelta, forzata. Gli investigatori sembrano certi che la donna, vista per l'ultima volta la sera precedente da alcuni condomini, sia stata sorpresa mentre si trovava in camera da letto. Lì, restano i segni di una colluttazione. Anche se nessuno ha sentito nulla.

La signora Figini era vedova, non aveva figli né parenti stretti in città e abitava da sola. Per i detective è quindi quasi impossibile comprendere cosa manchi da casa. Sembra che il colpevole non abbia toccato gli oggetti di argenteria, né il denaro in contante, né alcuni cellulari, né una cassaforte che c'era dentro un armadio. Tutto è ancora lì, apparentemente.

Il maggiore ostacolo nelle ricerche investigative sembra proprio essere l'estrema riservatezza della signora milanese. Benestante, era comproprietaria di un negozio di telefonia situato a 50 metri da casa sua, in piazza Otto novembre, e da poco aveva deciso di mettere in affitto un altro appartamento di sua proprietà. Era nota alle forze dell'ordine perché 11 anni fa venne fermata per guida in stato di ebbrezza; e, poi, nel 2011 venne messa sotto osservazione dal commissariato Città Studi perché fermata mentre guidava l'auto di un suo amico indagato per droga. E qui si può mettere punto. Troppo poco per poter indirizzare le indagini di quello che sembra un nuovo cold case in città.

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