Omicidio a Milano: donna uccisa dal marito dopo una lite

Gli agenti del commissariato Quarto Oggiaro sono intervenuti in un appartamento di via Accursio 4, dopo le segnalazioni dei vicini

La donna

Mohamed, in un impeto di rabbia, per motivi ancora del tutto scuri, ha afferrato due coltelli da cucina ed ha iniziato a colpire la convivente, uccidendola con un fendente sotto il seno che le ha perforato gli organi vitali. Un drammatico epilogo del tutto inaspettato per tutti gli amici e conoscenti della coppia. Sì, è vero, nell'ultimo periodo stavano attraversando un momento di crisi con liti frequenti ma mai c'era stato un segno, benchè minimo, di violenza.

Ne danno conferma anche dal commissariato di Quarto Oggiaro, guidato dal vice questore aggiunto Antonio D'Urso, dove della coppia non risulta nessuna segnalazione. Oltre 18 anni di convivenza tranquilla ed un rapporto che anche secondo il racconto della figlia di lei, una 25enne sotto choc per la morte della madre, era normale: fatto di alti e bassi ma nulla di più.

Una quotidianità che nell'ultimo periodo (un anno secondo alcuni amici) soffriva particolarmente la crisi economica. Lei, Vinueza Tania Jomar di 48 anni, italiana ma di origine ecuadoriano, lavorava regolarmente come assistente socio-sanitaria in una clinica geriatrica in via Paravia, mentre lui, Mohamed Sadouni, egiziano 45enne, era un po' di tempo che cercava una fissa occupazione con la sua impresa di pulizie. L'epilogo martedì, quando attorno alle 22.30, i vicini dell'appartamento al terzo piano di piazzale Accursio 4 (viale Certosa) hanno sentito la voce della donna che lentamente si è affievoliva sotto i colpi del marito: "Aiuto, salvatemi, aiuto", urlava dal bagno dell'appartamento di 20 metri quadri al terzo piano dell'edificio.

Gli agenti che hanno visto la scena raccontano del tentativo estremo dei sanitari di salvarla: "Per oltre 30 minuti hanno cercato di tenerla in vita". In quel lasso di tempo il compagno è rimasto lì. Aveva gettato i coltelli nel cestino della cucina e, in stato confusionale, aveva girovagato in lungo e in largo nei pochi metri quadri a disposizione, dando versioni diverse sull'accaduto. Nel frattempo, mentre mentiva agli altri e a se stesso (le prove che fosse stato lui erano evidenti, oltre ai coltelli, aveva anche segni di graffi da difesa addosso), con lo sguardo continuava a seguire la televisione accesa ad un volume esagerato. Distaccato dalla realtà anche dopo l'arresto, quasi come nel momento in cui, senza sapere come, si era ritrovato a brandire due coltelli con la lucida follia dell'omicida. 

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