"Ecco come ho ucciso Tiziana". La confessione del 32enne

La donna, una settimana fa, gli aveva salvato la vita dopo un tentato suicidio

Il giovane preleva col bancomat della donna dopo l'omicidio

Poteva trasformarsi in una strage l'omicidio della 54enne Tiziana Pavani, avvenuto nella notte del 12 gennaio nell'appartamento della donna in via Bagarotti 44 a Baggio. L'assassino ammette di avere aperto i rubinetti del gas, prima di andarsene, per provocare uno scoppio e cancellare le prove. Per lo stesso motivo porta via i due cellulari di Tiziana, sperando in tal modo che nessuno risalga a lui.

Luca Raimondo Marcarelli, 32 anni, vive nella stessa strada della vittima. Si conoscono da qualche anno, si frequentano e si vedono ogni tanto: hanno una relazione saltuaria. La serata dell'11 gennaio la trascorrono insieme, a casa di Tiziana, e discutono. Parlano di soldi, di 2.450 euro che lei dovrebbe restituire a lui, che li pretende «entro fine mese». Nel frattempo lui consuma cocaina, esce anche per andare ad acquistarne dell'altra, poi torna, discutono ancora e infine lei va a dormire. Quanta cocaina, è lui stesso a dirlo: prima dello «schizzo» notturno (è parola sua) che gli ha fatto prendere la bottiglia con cui, per tre volte, ha colpito Tiziana alla testa fracassandogliela, 1,8 grammi in diverse ore, dal pomeriggio alla notte. Cocaina che, invece, Tiziana non assume.

Dopo l'omicidio, nel sonno, il ragazzo prende il bancomat della donna e va a prelevare 500 euro prima di rincasare. Denaro che spenderà interamente il giorno dopo in ricariche telefoniche, gratta e vinci, slot machines e birre, secondo quanto riferisce lui stesso al pm Letizia Mannella e agli agenti della squadra mobile di Milano guidati da Leonardo Bucossi. Il pm gli imputerà, oltre all'omicidio volontario, la rapina: e chiederà per lui il carcere cautelare.

Dalla confessione emergono particolari che non possono che colpire, senza per questo poter - ovviamente - tracciare un profilo psicologico che, semmai, saranno altri a definire. Emerge, per esempio, una donna che cerca di aiutare un ragazzo in evidente difficoltà. Una donna che aveva trovato un lavoro al 32enne presso un'impresa di pulizie. E che, solo una settimana prima, lo trova in strada mentre sta male, gli dà del calmante, poi si accorge che la boccetta è mezza vuota e allora va a cercarlo e chiama un'ambulanza. Cioè gli salva la vita.

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Una donna che, forse, cerca di dare un contorno e magari anche un barlume di "normalità" ad un caro amico. Siamo quindi di fronte all'ennesimo femminicidio, ma con un dramma nel dramma. Quello di un uomo che uccide la donna che lo stava aiutando. Non il "solito" caso (che già definirlo "solito" è agghiacciante) dei maltrattamenti in famiglia che degenerano nell'assassinio. Ma un caso a sé, disperato e tragico, che purtroppo ora non si può più rimediare. Luca era in carico al Sert, era stato ricoverato in psichiatria, ma non seguiva le prescrizioni. Parla di sé come di una persona ormai in preda alla depressione «quando finisce l'effetto della cocaina». Un loop che sembra non avere soluzione. E che di certo non riduce la tragedia e l'orrore. 

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