Uomo ucciso e mutilato per "punizione": condannati a 30 anni i due assassini

Al processo ha anche patteggiato 5 anni di reclusione un terzo uomo, che aiutò i due a nascondere il cadavere

La scientifica sul luogo del ritrovamento del cadavere (foto B&V Photographers)

Sono stati condannati a trent'anni di reclusione i due colombiani che uccisero a coltellate il connazionale Cristian Giovanny Hernandez Tautiva e poi lo mutilarono e lo nascosero in un'area rifiuti di un condominio di via Cascina dei Prati a Milano nel quartiere della Bovisasca. Condannato invece a cinque anni un terzo uomo, che aiutò il primi due a nascondere il cadavere. Le condanne sono state inflitte a Milano dal gup Patrizia Nobile, le prime due con rito abbreviato e la terza con patteggiamento. 

Il ritrovamento del cadavere avvenne il 30 marzo 2019 da parte dei vigili del fuoco, al termine dello spegnimento di un incendio che era scoppiato proprio nel gabbiotto dei rifiuti. Le indagini della squadra mobile, coordinate dal pm Paolo Storari, portarono in poche ore a individuare i responsabili del brutale omicidio e a ricostruire la dinamica. Il delitto venne perpetrato in un appartamento di via Carlo Carrà, nello stesso quartiere, durante una grigliata tra conoscenti: un vicino di casa segnalò agli investigatori un furibondo litigio avvenuto proprio la sera del 30 marzo e il ritrovamento, la mattina dopo, di strane macchie vicino alla strada. Gli agenti perquisirono così l'abitazione trovando varie tracce ematiche e l'accetta che sarebbe stata utilizzata per fare a pezzi il corpo.

Il fermo dei responsabili

Gli investigatori rintracciarono subito i primi due responsabili: il 21enne Jhonathan Hernandez Vega (da poco in Italia) fermato all'aerporto di Malpensa nel pomeriggio del 31 marzo, mentre era in procinto di imbarcarsi su un volo diretto a Madrid, e il 38enne, William Gomez Arango, che viveva nell'appartamento di via Carlo Carrà, mentre vagava senza meta nel quartiere della Bovisasca, con alcuni precedenti per furto. Il primo fu accusato di omicidio, il secondo di occultamento di cadavere. Infine la polizia francese, su mandato degli investigatori italiani, l'1 aprile fermò una terza persona, il 21enne Dilan Mateus Carddenas, anche lui come il coetaneo accusato di omicidio.

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La ricostruzione

Decisiva per la ricostruzione la testimonianza della compagna del 38enne, che riferì agli investigatori che quella sera si stava svolgendo una grigliata per il compleanno di lui; ad un certo punto lei e il compagno si sarebbero allontanati per cercare un certo Tony, loro connazionale, che aveva avuto un litigio telefonico con Vega e Carddenas. In quel mentre, la vittima avrebbe "avvisato" Tony ma Vega e Carddenas se ne sarebbero accorti e lo avrebbero ucciso per punirlo. Tornati i due nell'abitazione, Arango avrebbe aiutato gli altri due a occultare il cadavere nascondendolo nel luogo in cui venne poi trovato carbonizzato dall'incendio.

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