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Omicidi

Bimba lasciata morire di stenti, pm: "Madre a processo per omicidio premeditato"

Chiesto il processo con rito immediato per Alessia Pifferi

Giudizio immediato con l'accusa di omicidio premeditato. È quanto ha chiesto la Procura di Milano per Alessia Pifferi, madre della piccola Diana, abbandonata per sei giorni in casa da sola e lasciata morire di stenti alla fine dello scorso luglio.

I pm di Milano Francesco De Tommasi e Rosaria Stagnaro hanno chiesto di contestare nell'imputazione di omicidio volontario anche l'aggravante della premeditazione, che era stata esclusa dal gip nella misura cautelare. Tra le aggravanti anche quella di aver ucciso la bambina, che aveva quasi un anno e mezzo, per motivi futili e abietti. 

A decidere sul processo immediato (senza, quindi, l'udienza preliminare) sarà il gip Fabrizio Filice; poi la 37enne andrà a processo in Corte d'Assise, dove rischia l'ergastolo. La bambina, che aveva quasi un anno e mezzo, scrivono i pm nell'imputazione, fu lasciata "priva di assistenza e assolutamente incapace, per la tenerissima età, di badare a se stessa, senza peraltro generi alimentari sufficienti e in condizioni di palese ed evidente pericolo per la sua vita, pure legate alle alte temperature del periodo". Tutto questo causò "nella minore una 'forte disidratazione', con 'deragliamento delle funzioni cellulari con particolare riferimento al sistema nervoso centrale e al circolo', culminato nel decesso".

Per la Procura, Pifferi "anche venendo meno all'obbligo giuridico di impedire l'evento, in ragione della posizione di garanzia da lei rivestita" avrebbe causato "la morte della propria figlia Diana, nata il 29 gennaio 2021, lasciandola da sola all'interno della loro abitazione, in un 'lettino da campeggio', continuativamente dal tardo pomeriggio di giovedì 14 luglio 2022 sino a metà mattinata del 20 luglio". Dopo averla abbandonata, la donna era andata a casa del compagno nella Bergamasca.

La morte, per l'accusa, fu "conseguenza, anche alternativa e altamente probabile, se non addirittura certa" della condotta della donna, che comunque accettò "il concreto ed elevatissimo rischio che la morte della piccola Diana, poi in effetti sopraggiunta, si verificasse". Il giudice, lo scorso 23 luglio, nell'ordinanza cautelare aveva escluso la premeditazione ma la Procura è convinta di poter dimostrare nel processo che l'azione di Pifferi, difesa dal legale Fausto Teti, fu consapevole e premeditata. Il difensore punterà tutto su una perizia psichiatrica.

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