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Omicidi

Il vicino di casa di Alessia Pifferi è indagato per favoreggiamento della prostituzione

Secondo la Procura aiutava la donna a incontrare uomini a pagamento

Un vicino di casa di Alessia Pifferi, la 37enne a processo per l'omicidio volontario pluriaggravato della figlia Diana, è indagato per favoreggiamento della prostituzione.

Secondo quanto ricostruito dalla Procura analizzando le chat sul telefono di Pifferi, l'uomo avrebbe aiutato la donna, a processo davanti alla Corte d'Assise di Milano, a procurarsi dei clienti ricevendo in cambio prestazioni sessuali gratuite. Il fatto è emerso lunedì 3 luglio in aula, quando il vicino è stato convocato come testimone indagato in procedimento connesso e si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Lindagato, che abitava nell'appartamento sotto a quello di Pifferi, è stato raggiunto sabato scorso da un avviso di garanzia, assieme all'invito a presentare a testimoniare nel processo. Lunedì mattina non si è presentato in aula ed è stato accompagnato in maniera coatta dai carabinieri, assistito dal suo avvocato. Secondo i pm  di Milano Francesco De Tommasi e Rosaria Stagnaro e i loro investigatori, questa circostanza sarebbe la prova dello "stile di vita" - come lo ha definito il comandante della squadra mobile di Milano, Marco Calì nella sua testimonianza - di Pifferi e delle condizioni in cui faceva vivere la figlia. Per l'avvocata Alessia Pontenani che difende la 37enne, invece, questa costituisce la riprova dello stato di disagio economico e sociale estremo nel quale avrebbe vissuto la donna.

Fuori dall'aula il vicino parlando con alcuni cronisti ha poi detto di essere stato tra i primi a entrare nell'appartamento dove era stata trovata la bimba. Un racconto simile a quello di un'altra vicina, che ha testimoniato in aula lunedì mattina, affermando come Pifferi "non avesse mai pianto vedendo la figlia morta", e fosse di fatto più preoccupata per se stessa: a lei avrebbe chiesto se l'avrebbero arrestata per il decesso della bambina. La piccola Diana, che aveva soltanto un anno e mezzo, è morta di privazioni dopo essere stata abbandonata dalla madre in casa per sei giorni nell'appartamento di via Parea dove le due vivevano. Il ritrovamento del corpicino era avvenuto lo scorso 20 luglio.

Il processo a carico della donna è stato rinviato al prossimo 19 settembre, data in cui verranno sentiti gli ultimi testimoni e verrà esaminata in aula l'imputata. Sempre alla prossima udienza saranno poi convocati i consulenti della difesa. 

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