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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Omicidi Ronchetto delle Rane / Via Pescara

Milano, omicidio in cascina: parziale vizio di mente per l'imputato secondo perizia difesa

Il pm deciderà se accogliere la perizia o disporne un'altra

Sarebbe parzialmente incapace d'intendere e volere il 23enne bulgaro Dobrev Damian Borisov che, il 5 gennaio 2020, uccise la proprietaria del Podere Ronchetto in via Pescara a Milano, una cascina con lavori in corso per trasformarla in agriturismo. La donna, la 90enne Carla Quattri Bossi, fu colpita con un barattolo di marmellata al culmine di una discussione per questioni di soldi.

Il parziale vizio di mente è "certificato" da una perizia psichiatrica depositata agli atti dalla difesa del giovane. Il 19 gennaio il pm titolare dell'inchiesta, Gianluca Prisco, comunicherà se accoglierla o disporne un'altra. La prossima udienza (il giovane è accusato di omicidio volontario e a processo con rito immediato) sarà anche l'occasione per sentire i testimoni dell'accusa, mentre le dichiarazioni dei figli dell'anziana già rilasciate in sede d'istruttoria verranno acquisite come tali. 

Borisov era stato accolto appena maggiorenne dalla famiglia che gestisce la cascina, nell'ambito di un progetto del Comune di Milano e di alcune associazioni di volontariato. Un'infanzia difficile, la sua: senza genitori era arrivato in Italia da adolescente, vivendo in strada tra Roma e Milano, poi era stato inserito nel progetto e accolto quasi come un figlio al Podere Ronchetto, dove lavorava accudendo gli animali ed effettuando piccoli lavori di ristrutturazione.

La lite per i soldi, l'omicidio e l'arresto

Secondo la ricostruzione della squadra mobile (e la confessione di Borisov), il giovane si era presentato nell'alloggio dell'anziana e le aveva chiesto dei soldi, dieci o quindici euro. Al rifiuto della donna, la colpì alla testa con un barattolo di marmellata sfondandole il cranio, poi la trascinò in vari punti della casa. La svolta arrivò quando alcuni lavoratori della cascina segnalarono agli investigatori di avere sentito in funzione la lavatrice nel cuore della notte nell'alloggio di Borisov.

Questi aveva cercato di lavare i vestiti e le scarpe subito dopo l'omicidio. Nell'alloggio gli investigatori trovarono tra l'altro la fede nuziale della vittima. Il giovane, incastrato dagli elementi, confessò l'omicidio ricostruendone (pur in maniera confusionaria) le varie fasi, aggiungendo di avere rubato 150 euro alla donna e di averli spesi consumando alcol in una discoteca.

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