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Omicidio in carcere a Milano: Antonio Magrini ucciso da "Mimmo" Massari

L'omicidio nel carcere di Opera venerdì sera. Chi sono vittima e killer

I colpi alla testa e al corpo. Poi la cintura stretta al collo. Fino a uccidere. Omicidio venerdì sera nel carcere di Opera, dove un detenuto è stato ucciso dal suo compagno di cella all'interno del penitenziario meneghino. La vittima, stando a quanto finora appreso, è Antonio Magrini, 68 anni compiuti a fine marzo scorso, originario di Bari, che si trovava in carcere per droga. Il presunto killer è invece Domenico Massari, 58enne, anche lui pugliese, che è in carcere per omicidio. Il morto sarebbe stato colpito con un oggetto al cranio e poi strangolato con la corda di un accappatoio all'interno della cella, la stessa che i due condividevano.

Domenico "Mimmo" Massari era stato condannato all'ergastolo nel maggio del 2020 per l'omicidio della ex compagna Deborah Ballesio, la donna di 40 anni uccisa a luglio del 2019 con sei colpi di pistola mentre cantava ai bagni Aquario di Savona, in Liguria. Il killer - che nel suo raid aveva ferito anche una bimba - si era costituito dopo 24 ore di caccia all'uomo, presentandosi al carcere di Sanremo. A processo aveva poi spiegato di aver ammazzato la donna perché - secondo lui - gli aveva rubato dei soldi. Lui stesso anni prima aveva dato fuoco al night che aveva aperto insieme alla ex compagna.

Magrini, invece, stando a quanto verificato da MilanoToday, era a Opera da ottobre del 2023, quando si era consegnato dopo una condanna definitiva per droga, mondo di cui - insieme ai fratelli - è sempre stato un nome "importante". Lui e Massari condividevano la cella da 4 mesi e pare che in passato non ci siano mai stati vecchi interventi degli agenti né segnalazioni di incompatibilità da parte di uno dei due. Il presunto assassino aveva anche il permesso di lavorare nelle cucine del penitenziario, motivo per cui trascorreva poche ore nella cella, che si trova nella sezione "stato di trattamento avanzato". 

La violenza è esplosa verso le 22.30, un paio di ore dopo la chiusura delle celle, che scatta alle 20.30 in punto. La vittima sarebbe prima stata tramortita con dei colpi alla testa - forse sferrati con il bastone di una scopa - e poi strangolata con la corda di un accappatoio. La lite, stando a quanto filtrato, sarebbe nata per "motivi banali", verosimilmente collegati alla "condivisione degli spazi".

"Ogni giorno la polizia penitenziaria deve confrontarsi con i gravi problemi che affliggono il sistema penitenziario italiano. Il sovraffollamento, unito alla carenza di agenti, personale medico, educatori e assistenti sociali, hanno determinato un ambiente estremamente difficile e pericoloso per tutte le persone detenute e per il personale che vi lavora. È urgente che l’amministrazione penitenziaria e il governo prendano seri provvedimenti per affrontare e risolvere queste criticità", l'appello di Calogero Lo Presto, coordinatore regionale di Fp Cgil polizia penitenziaria.

Contro la "carenza di personale" si scaglia anche Filippo Di Martino, della Fp Cgil. "La situazione è così da quando la medicina carceraria è stata tolta dagli istituti", la sua riflessione. "Noi siamo quelli che con i detenuti ci convivono, ma il rapporto tra agenti, educatori, psichiatri e carcerati è troppo basso". Su circa 1.500 detenuti, infatti, nel penitenziario ci sono una ventina di educatori e troppi pochi agenti: e "così è impossibile controllarli". 

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